
Qualcosa non torna con i conti dei ristorni dei frontalieri, versati ai comuni d'oltre confine dal 2015. In particolare nel comune di Cerano d'Intelvi, il cui sindaco Oscar Gandola ha scritto una lettera al presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella per segnalare il problema.
Fino al 2014 - si legge nella missiva, di cui riferisce la Provincia di Como - nel comune italiano i ristorni rappresentavano una quota superiore al 20% del bilancio comunale. Una quota che rappresentava "l’unica fonte economica certa per poter programmare e realizzare interventi sul territorio". Ma dal 2015 le cose sono cambiate: pur avendo messo a bilancio (prudenzialmente) 29 mila euro a fine dicembre, ne sono stati trasferiti solo 13 mila, nonostante la legge prevede un tetto del 4% nel rapporto residenti e frontalieri. E il comune italiano conta 36 frontalieri, per i quali si sarebbe dovuta incamerare la cifra di 37.800 euro (1050 euro a frontaliere).
"Nonostante le nostre rimostranze, anche per l’anno 2015 i fondi relativi - erogati nel luglio 2016 - sono stati calcolati su 15 frontalieri", scrive Oscar Gandola, che si è rivolto al Dipartimento delle Istituzioni ticinese per conoscere l'esatto numero di lavoratori che ogni giorno si recano in Ticino. E il DI ha confermato: per gli anni 2014 e 2015 i frontalieri a Cerano erano 32. Da qui è partita la lettera allo Stato italiano per le opportune verifiche.
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