
Il caro carburante non è più soltanto un problema per automobilisti e imprese, ma sta diventando anche una questione politica. In Svizzera il prezzo del gasolio per autotrazione è aumentato di oltre il 30% dall'inizio dell'anno, con ripercussioni particolarmente rilevanti sul settore del trasporto su gomma e a cascata anche sui consumatori finali.
L'Astag scrive a Berna
In Ticino, dove gran parte delle merci viaggia su strada, l'aumento dei costi rischia di trasferirsi sui prezzi finali di alimentari, farmaci, materiali edili e altri beni. È per questo che l'Astag, l'Associazione svizzera dei trasportatori stradali, ha scritto alla consigliera federale Karin Keller-Sutter chiedendo un intervento della Confederazione. Tra le proposte figurano crediti d'imposta sul carburante e sgravi temporanei su tasse e tariffe.
Anche la Deputazione ticinese si interessa del tema
Il tema interessa anche la deputazione ticinese alle Camere. Secondo il consigliere agli Stati Fabio Regazzi, l'aumento dei costi di trasporto rischia di alimentare una nuova spirale inflazionistica, con conseguenze sul potere d'acquisto delle famiglie. È per questo che ritiene necessario intervenire soprattutto sulla componente fiscale. «Bisogna intervenire sulle sovrattasse, sulle tasse che vanno a colpire ogni litro di carburante».
Sono ricette percorribili sulla carta, ma che spesso si sono scontrate contro il muro della volontà politica. Berna ha recentemente dimostrato una solida reticenza a intervenire sui prezzi. Bruno Storni, presidente della deputazione ticinese a Berna, ricorda come misure analoghe fossero già state discusse nel 2022 e non fossero semplici da attuare rapidamente. "Bisognerebbe attuare qualcosa di speciale. Di certo il rincaro è una bella botta".
La questione potrebbe tornare al centro delle prossime riunioni della deputazione, potenzialmente già la prossima settimana. Regazzi non esclude nuovi interventi parlamentari qualora il rincaro dovesse proseguire.

