
Come emerso negli scorsi giorni da una statistica dell'istituto Eurostat, la carne è un prodotto di lusso soprattutto in Svizzera, dove costa 2,3 di più rispetto alla media dell'Unione europea (UE).
Questo comporterà un aumento dei 'frontalieri della spesa' con targa ticinese sul Lario? Una domanda che il Corriere di Como ha girato al presidente della Coldiretti lariana, Fortunato Trezzi. "Me lo auguro: spero che questo fenomeno sia un toccasana per la nostra economia".
Trezzi rammenta l'impegno a tutela della qualità del prodotto e per il mantenimento di standard elevati negli allevamenti di bestiame profuso negli anni dal settore. "È chiaro che tutte queste attenzioni portano a costi che finora non sono stati remunerati a sufficienza, il gap del costo della carne tra i nostri negozi e le macellerie svizzere potrebbe favorire la nostra filiera e questo è un bene".
"Anche se accanto alla grande distribuzione che spesso non garantisce purtroppo margini di redditività significativi ai nostri allevatori, auspico il ritorno alle macellerie di quartiere e di prossimità. Su questo i vicini svizzeri sono stati molto attenti, creando marchi per la tutela delle loro carni che hanno però comportato costi maggiori, e questo spiega il dato statistico di cui si parla - prosegue Trezzi - Va detto altresì che l’allevatore elvetico è sovvenzionato, dovendo lavorare in condizioni sfavorevoli come l’alpeggio". L'auspicio di Trezzi e che le stesse tutele "siano applicate anche da questo versante del confine".
In un articolo pubblicato ieri, invece, il quotidiano Il Giorno ipotizza già un massiccio afflusso di 'pendolari svizzeri della bistecca'.
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