
Nessun accordo all’interno della Commissione Giustizia e diritti sui nomi dei nuovi pp e giudici da proporre al Gran Consiglio. Concretamente, la Commissione avrebbe dovuto indicare alcune personalità che sarebbero entrate nella Giustizia ticinese quali procuratori pubblici (tre di loro), giudice supplente del Tribunale d’Appello, giudice dei provvedimenti coercitivi e giudice della Pretura penale.
“Manuale Cencelli” messo in discussione
A pesare sul dibattito, come riferisce il Corriere del Ticino, è il vincolo politico rappresentato dal “Manuale Cencelli”, la “formula magica” che finora ha regolato la ripartizione partitica delle cariche. Fra i procuratori pubblici, oggi, otto sono in quota liberale radicale, cinque pipidina, quattro socialista e tre leghista. Secondo voci di corridoio di cui parla il CdT si andrebbe verso l’elezione di un socialista e di un leghista. Per la presidente della Commissione Sabrina Aldi (Lega) l’obiettivo dell’accordo politico è “trovare il più ampio consenso sia in seno alla Commissione stessa sia in Gran Consiglio”.
Verdi e Udc all’unisono
Prima della sessione di novembre il Gran Consiglio non discuterà dell’oggetto. Plr e Ppd intendono trovare un accordo prima dell’assemblea parlamentare del prossimo mese, ma Udc e Verdi rivendicano un ruolo di maggiore spessore, trovandosi in questo frangente in perfetta sintonia. Marco Noi (Verdi) auspica un accordo che includa tutte le forze politiche rappresentate nella Commissione: “Se a spartirsi la torta saranno solo i partiti di Governo, Verdi e Udc saranno chiamati solamente a sottoscrivere servizievolmente questo o quel rapporto. Insomma, il nostro ruolo sarebbe molto riduttivo”. Gli ha fatto eco Roberta Soldati (Udc), che invita a mettere in discussione l’attuale ripartizione delle cariche: “Non solo per l’UDC, ma anche per i Verdi e per i candidati che non si riconoscono in nessun partito, ma che per poter avere spazio si vedono costretti ad entrare nella girandola delle logiche partitiche. Non dimentichiamo il ruolo della scheda senza intestazione, che “pesa” ben il 30%: logica vuole che la maggioranza dei posti in Magistratura non dovrebbe essere collegata a un partito”.
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