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Ticino
Carenza di medicinali, “occorre lavorare anche sul consumo”
Redazione
3 anni fa
Il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini fa il punto della situazione sulla carenza di medicinali. "La preoccupazione principale non è tanto sui medicamenti per tosse o influenza, bensì per gli antibiotici".

Da settimane in Ticino si parla di carenza di medicinali. Ma qual è, ad oggi, la situazione? Ticinonews lo ha chiesto al farmacista cantonale Giovan Maria Zanini.

“Di questo tema si parla da qualche anno, perché sono almeno 10-12 anni che la situazione sta peggiorando e non è una buona cosa. Il problema sta persistendo e sono state prese numerose misure, mentre altre sono in corso di realizzazione, ma la situazione non migliora, perché si tratta di una problematica internazionale che va oltre le capacità del Ticino o della Svizzera. In tutti i paesi occidentali mancano dei farmaci di base per una serie enorme di ragioni, molte delle quali hanno a che vedere con la politica di delocalizzazione che è stata scelta e fatta dalle industrie, e anche dalla politica, negli ultimi anni”.

I problemi alla base di questa situazione sono molteplici e hanno un panorama internazionale, ma oltre alla produzione c'è anche un problema legato al consumo?

“Certo, i farmaci sono dei prodotti che hanno un problema a monte, che è quello di un consumo a volte eccessivo, non sempre perfettamente giustificato dal punto di vista medico, per cui ci sono dei prodotti che hanno delle forti richieste. Richieste che magari in certi periodi aumentano in modo esponenziale, per delle ragioni assolutamente imprevedibili e stupide. L'esempio è quello di quel farmaco di cui ormai parlano tutti, l’Ozempic: qualcuno ha scoperto che si può dimagrire facendo un po' meno di fatica e da lì nasce un aumento del consumo che dal punto di vista strettamente medico e sanitario non è giustificato. È quindi chiaro che bisogna lavorare sul versante della produzione, ma non è sbagliato preoccuparsi anche del consumo e direi che in certi casi non tutto il male viene per nuocere: se si è confrontati con un problema di approvvigionamento, delle persone che non hanno necessariamente bisogno di un prodotto vi rinunciano, e questo è un effetto collaterale positivo”.

Lei ha citato questo farmaco, l’Ozempic, destinato solitamente alle persone diabetiche, ma che aiuta anche a diminuire la sensazione di fame. Altri farmaci sono gli ansiolitici, che hanno tutti bisogno di una prescrizione

“Sì e infatti la problematica concerne paziente, farmacista e dottore, tutti. Non è che c'è qualcuno di più responsabile degli altri; il paziente deve fare i conti con gli ambiti in cui lui ha modo di intervenire. Chiaramente ci sono delle responsabilità e quindi anche delle possibilità di intervento per il farmacista, il quale vede il paziente e sa che magari ne fa un consumo eccessivo, e anche per il medico a livello di prescrizioni”.

Sappiamo che le prescrizioni durante il periodo estivo sono solitamente inferiori. Arriverà la stagione delle influenze, l'anno scorso sono mancati anche medicamenti per i bambini. Che autunno ci aspetta?

“Diciamo che la preoccupazione principale non è tanto sui medicamenti per la tosse o l'influenza, bensì per gli antibiotici. A livello materiale la situazione di approvvigionamento oggi rispetto al mese di gennaio non è sostanzialmente cambiata e il mercato continua ad essere rifornito con le scorte obbligatorie, ovvero quelle scorte che chi ha un prodotto antibiotico è obbligato ad allestire per le situazioni di crisi. Il fatto è che la richiesta di questi prodotti è inferiore ma si sta continuando ad alimentare il mercato con queste riserve, le quali non sono illimitate. A un certo punto rischiano di finire e nella seconda parte dell'anno, arrivando verso i momenti in cui ritorna l'aumento di prescrizioni, rischiamo quindi di essere confrontati con una situazione difficile. Non avere un antibiotico per un'infezione non vuol dire ritornare al Medioevo, ma siamo lì”.

Non per nulla è stata diramata una circolare ai medici del cantone chiedendo di ridurre le prescrizioni

“Sì, questa è in fondo la prova del nove di quello che discutevamo in precedenza: c'è qualcosa da fare anche a livello di prescrizione. Evidentemente né io né il medico cantonale vogliamo che si rinunci a quelle cose necessarie. Se facciamo un intervento per chiedere di prescrivere in modo più oculato e di dispensare in modo più corretto è perché sappiamo che c'è comunque una quota di prescrizioni e dispensazioni che dal punto di vista medico non è pienamente giustificata”.

Alcuni di noi che si sono recati in farmacia perché avevano bisogno di un antibiotico l'hanno ricevuto razionato. C'è qualche altro farmaco che rischiamo di vederci consegnato in questo modo?

“In questo momento per 5-6 antibiotici c'è l'obbligo di dispensarli in modo frazionato, quindi al paziente si dà esattamente il numero di pastiglie che il medico ha previsto, né una di meno ma nemmeno una di più, perché quanto c'è di eccesso nella scatola viene accantonato, e tutti questi accantonamenti permettono di servire un paziente o due in più. Teoricamente questa operazione è legalmente fattibile anche per alcuni analgesici, antidolorifici molto potenti, anche se poi a livello pratico non si fa perché sono terapie croniche per cui il paziente ha sempre bisogno un quantitativo importante di tale farmaco. Questa della dispensazione frazionata è una delle misure che sono state concepite proprio per cercare di capitalizzare al massimo i farmaci che ci sono per evitare che restino nei cassetti di casa. La gente può dire ‘non è una grande scoperta’, è vero, però bisognava regolare tutta una serie di problemi a livello pratico, come il trasformare la scatoletta dell'industria in un prodotto che potesse essere gestito dal farmacista e consegnato in modo igienicamente perfetto al paziente, oppure gli aspetti di fatturazione alle casse malati, perché il nostro sistema si basa sulla fornitura e quindi sulla fatturazione di scatole intere”.

C'è anche chi chiede come mai certi farmaci nella vicina Penisola si trovano e qui da noi invece no…

“In realtà ho detto prima che è un problema internazionale: l'Italia, la Francia e la Germania sono confrontati, esattamente come noi, con questa questione. Il numero di farmaci carenti in Italia, ad esempio, è di 3'530. È vero però che dei prodotti che da noi non ci sono si possono trovare in Italia, e viceversa. Oltretutto c'è un farmaco che in questi giorni sta facendo molto discutere, il Temesta, il quale in Italia è carente ma si trova comunque un po’ più facilmente che da noi. Il consiglio per chi ha veramente bisogno di un prodotto è quindi di girare diverse farmacie. Certi prodotti si può tentare di trovarli all'estero. Infine, la richiesta che ho insieme a questo consiglio è: se non avete bisogno impellente di un farmaco non fate scorte, perché fare la scorta e non usare il prodotto vuol dire trasformare la situazione di penuria in una di totale mancanza di un farmaco. Tali comportamenti peggiorano solo la situazione”.

L'intervista completa andata in onda ieri sera a Ticinonews:

 

 

 

 

 

 

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