
All’epoca i pazienti erano stati «tutti dimessi con un buon risultato che ha tenuto». Così il direttore sanitario di Cardiocentro Ticino Stefanos Demertzis in merito alle tre persone trattate con «Cardioband» tra il settembre 2016 e il maggio 2017. Il dispositivo medico, ricordiamo, è una protesi di valvola cardiaca ed è parte di uno scandalo che ha investito l’ospedale universitario di Zurigo dove un’inchiesta ha mostrato gravi carenze e un eccesso di morti.
«Nessuna complicanza»
Non è stata registrata alcuna complicanza legata alla procedura, spiega ancora Demertzis: «ormai parliamo di dieci anni fa». Due pazienti sono ormai deceduti «ma ciò non è legato all'intervento di sicuro». Uno, in particolare, ha successivamente necessitato un nuovo trattamento valvolare. «La progressione della malattia ha necessitato un altro intervento per completare l'intervento di Cardioband», afferma Demertzis. Un ultimo paziente «sta molto bene» e l’ottimo risultato «ha tenuto per tutti questi anni».
La scelta di Cardioband
L’ente ospedaliero cantonale specifica che gli impianti sono stati eseguiti in un periodo in cui il dispositivo risultava autorizzato a livello europeo e da Swissmedic. Rivolgiamo alcune domande anche al direttore generale del Cardiocentro Massimo Manserra: perché è stato scelto di usare proprio quel dispositivo? Come vengono effettuate, in generale, queste scelte? «La scelta avviene al momento dell'acquisto dei dispositivi», risponde Manserra. Assieme alle aziende, insieme ai team dei medici e anche all'amministrazione, si fanno le valutazioni migliori di quelli che sono i dispositivi per quelle che sono le necessità». Poi, si valuta caso per caso. Cardioband è stato ritirato dal mercato nel 2018, ma presso il cardiocentro già non si utilizzava più nel 2017. «Questo era un dispositivo utilizzato su casi specifici in pazienti particolari», conclude Manserra. «La necessità non si è più creata nei mesi successivi»

