
Fra poco non ci sarà piu nessuno. I pochi frati cappuccini rimasti verranno trasferirti in altri conventi, mentre l'edificio settecentesco alla Salita dei Frati resterà vuoto. Un vuoto anche emotivo e spirituale dopo anni di consigli, ascolti e solidarietà morale. Molte le persone che, una volta appresa la decisione dell'ordine di lasciare le rive del Ceresio, hanno espresso il loro dispiacere.
"Ci sono state diverse reazioni di dispiacere" spiega fra Martino Dotta al Corriere del Ticino. "Qualcuno si era anche detto disponibile a sostenere la permanenza dei frati al convento, ma alla fine non se n'è fatto niente. Forse da entrambe le parti è mancato il coraggio di promuovere assieme un progetto".
"La partenza delle cappuccine, delle clarisse e poi la nostra" continua ancora fra Martino "hanno fatto venir meno la rappresentanza francescana in città e questo è successo in controtendenza con i bisogni spirituali della società, che sono sempre meno istituzionali. I frati al convento davano accoglienza a chiunque e non di rado, alla loro porta, bussavano persone di altre religioni".
Il trasloco definitivo dei cappuccini luganesi avverrà a inizio novembre dopo una messa celebrata il primo del mese alle 10 dal vescovo Valerio Lazzeri. L'edificio comunque non dovrebbe rimanere vuoto ancora per molto. Principalmente a causa delle spese. Un problema che, assieme all'indebolimento della comunità cappuccina a livello di effettivi ed energia, è alla base della scelta dell'ordine di lasciare lo stabile e trasferire i preti.
Fra Martino Dotta ha confermato al giornale che il complesso (con chiesa, biblioteca e il giardino con la vigna) non verrà venduto, ma affittato con l'obiettivo di conservarlo e garantirne una certa continuità spirituale. Al momento ci sono contatti con il Dipartimento Educazione e la Logistica del Cantone, nonché con la Città di Lugano per un eventuale utilizzo culturale intensificando l'attività della biblioteca. Poi si sono fatti avanti anche dei privati, ha spiegato ancora Fra Martino. Si tratta di fondazioni e comunità religiose che potrebbero mantenere il carattere conventuale dell'edificio e garantire l'apertura della chiesa oppure addirittura utilizzare la casa per uno scopo sociale.
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