Cerca e trova immobili
Ticino
Cantoni contrari all’uso del pass in famiglia
Immagine CdT
Immagine CdT
Keystone-ats
5 anni fa
Termina la consultazione del Consiglio federale con le nuove proposte di misure per affrontare l’attuale situazione epidemiologica. Dal Ticino ci sono alcuni “ma”

L’inasprimento delle misure per contrastare l’aumento dei casi di coronavirus proposto ieri dal Consiglio federale è stato parzialmente criticato nella consultazione che si conclude stasera. I cantoni Ticino, Berna, Friburgo, Soletta e Zurigo, come pure la Commissione della sanità del Nazionale si sono detti per esempio contrari all’obbligo del certificato Covid in ambito famigliare, mentre i datori di lavoro si oppongono a un obbligo generalizzato del telelavoro. Nella consultazione durata solo 24 ore uno dei punti più controversi è stato l’uso del certificato Covid nelle riunioni private - in famiglia o tra amici - in spazi chiusi alle quali partecipano più di 10 persone.

Impossibile controllare, il Ticino contrario
I governi ticinese, solettese, friburghese, bernese e zurighese sono contrari all’idea di applicare l’obbligo del certificato negli incontri in ambito famigliare a partire da 11 persone. “Sarebbe difficile da controllare”, ha sottolineato il presidente del governo ticinese Manuele Bertoli. Per la Commissione della sanità del Nazionale il certificato dovrebbe essere raccomandato ma non imposto. Secondo il governo bernese, anziché imporre restrizioni di vasta portata nelle riunioni famigliari o tra amici, bisognerebbe gestire in modo più coerente la protezione delle frontiere, con controlli sistematici in particolare negli aeroporti. L’esecutivo bernese - così quelli di Friburgo, Ginevra, Ticino, Vallese e Vaud - si è detto contrario anche all’obbligo di test ripetitivi nelle scuole. A questa misura il governo ticinese preferisce per esempio l’obbligo delle mascherine in classe a partire già dalla quarta e quinta elementare. Il Ticino ha inoltre chiesto l’obbligo della mascherina anche all’aperto in situazioni di particolare affollamento e di valutare la riduzione della validità del certificato di vaccinazione, come già attuato o in discussione in altri Paesi. Il direttore del Dss Raffaele De Rosa ha sottolineato che le misure messe sul tavolo sono “per prevenire brutte evoluzioni del virus” e che “l’esperienza di quasi due anni di pandemia ci ha insegnato a capire quali misure vanno introdotte in quale momento”. Sulla vaccinazione ha ribadito invece che “è utile e fondamentale ma non sostituisce le altre misure di protezione”. Valutata la situazione il Canton Ticino ha deciso che - d’intesa con l’Ordine dei medici - “probabilmente verranno ampliati i checkpoint anche durante il weekend”.

“Misure urgenti e necessarie”
All’opposto del canton Zurigo, quello di Basilea Città invece accoglie in linea di massima tutte le misure proposte dal governo federale, poiché attualmente le considera urgenti e necessarie per delle normative uniformi a livello federale. In particolare, oltre all’estensione dell’obbligo di indossare maschere nei luoghi chiusi, Basilea è favorevole all’obbligo nella ristorazione interna di sedersi per il consumo. In questo ambito il governo basilese vede però la necessita di un programma di aiuti per bar e locali notturni, che sarebbero colpiti in modo molto drastico da tale misura.

No a obbligo generalizzato telelavoro
Dal canto loro i datori di lavoro si sono detti contrari alla reintroduzione di un obbligo generalizzato del telelavoro. L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) si oppone sia all’obbligo della mascherina per tutti coloro che lavorano negli spazi chiusi, sia l’obbligo generale dell’homeoffice. Per l’Unione svizzera degli imprenditori (USI), le misure di protezione attualmente in vigore sono sufficienti. L’USI si dice favorevole peraltro a un’estensione dell’obbligo del certificato Covid. Infine GastroSuisse, pur dicendosi soddisfatta per il fatto che il Governo voglia evitare un nuovo confinamento e mantenere la vita pubblica, si oppone alle misure che limitano la capacità di accoglienza dei ristoranti, quali l’obbligo di consumare restando seduti. Il settore è ancora e sempre sottoposto “a restrizioni più severe rispetto alla maggior parte degli altri rami”, indica l’associazione in una nota odierna. GastroSuisse ribadisce che i contagi non sono necessariamente più frequenti nel settore alberghiero e della ristorazione. Il Ticino in tal senso è d’accordo con l’obbligo generalizzato della mascherina sul posto di lavoro e della raccomandazione al telelavoro.

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata