
Da ieri mattina in Ticino hanno ripreso alcune attività private, fra cui i lavori sui cantieri, ma solo con al massimo 10 operai. A questo proposito Radio 3i ha sentito Nicola Bagnovini, direttore cantonale della Società Svizzera impresari costruttori. "La riapertura è stata molto parziale" commenta Bagnovini. "Prima di tutto la meteo non ha aiutato, poi le imprese utilizzano i primi due giorni per pianificare le aree di cantiere e tramutare le varie direttive in aspetti pratici. Alcuni cantieri sono stati aperti nel rispetto del limite delle dieci persone e questo è un primo banco di prova in previsione di un allargamento dell'apertura. Ho comunque notato che le dogane hanno riscontrato un aumento delle code ieri mattina. È un aspetto da tenere in considerazione perché non basta solo aprire i cantieri, ma avere l’approvvigionamento garantito, con gli operai che possono arrivare in cantiere secondo gli orari".
C'è stata polemica sui controlli per il rispetto delle norme, come rispondete? "La Suva è l'organo ufficiale di controllo per la salute e la sicurezza sui cantieri. Sarà lei a dare le disposizioni e le verifiche del caso, così come anche la Seco ha dato precise indicazioni sull'attività di cantiere. È chiaro che il cantiere è in continua evoluzione. Deteminate lavorazioni creano problemi soprattutto per quanto riguarda il rispetto della distanza. La prima regola è vedere se si riesce a fare a meno di lavorare in vicinanza, con misure tecniche e organizzative. Poi abbiamo la possibilità di far capo a dispositivi di protezione individuale, laddove non è possibile fare altrimenti".
Per Bagnovini è comunque chiara una cosa: con la nuova situazione bisognerà convivere per mesi. "Sarà un nuovo modo di lavorare, a cui tutti devono partecipare a costruire assieme, dai progettisti, dai direttori dei lavori e dagli impresari, fino ai lavoratori, le maestranze e i tecnici, che dovranno vigilare. Il controllo ci sarà sia dall'esterno, che dall'interno, in una situazione che dovrà essere adattata nel tempo".
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