
Tra gennaio e febbraio in tutta la Svizzera è stato un susseguirsi di telefonate di protesta ai centralini dei Comuni. La ditta che ha vinto l'appalto della riscossione del canone radio-televisivo Serafe, non è infatti propriamente partita con il piede giusto. La ditta ha inviato 3,6 milioni di fatture, utilizzando indirizzi vecchi o errati, mettendo a soqquadro le amministrazioni comunali. Il Caffé ha fatto un giro di chiamate in Ticino per capire le difficoltà a cui sono stati confrontati gli enti locali.
Ascona e Capriasca hanno ricevuto circa una decina di chiamate, Massagno e Agno una ventina, Brissago una trentina. Le cifre crescono negli agglomerati più grandi come Locarno, Lugano e Mendrisio. A Bellinzona sono arrivate più di 200 chiamate di protesta. "A gennaio siamo stati subissati da centinaia di telefonate di privati cittadini che protestavano per le fatture del canone radiotv, per gli indirizzi errati, o per l’elenco dei familiari incompleto o in eccesso, per i nomi presi a caso", spiega il responsabile dell’Ufficio movimento della popolazione di Bellinzona. "Ci avevano preso per l’ufficio informazioni per la riscossione del canone molto probabilmente". Il giudizio del segretario comunale di Paradiso è ancora più impietoso: "Abbiamo avuto a che fare con dei dilettanti allo sbaraglio" ha dichiarato al domenicale.
Il problema è stato confermato anche dal presidente dell'Associazione ticinese funzionari controllo abitanti Christian Barelli, che stigmatizza questo modo di procedere: "Serafe, senza dirci nulla, ha invitato i loro utenti a segnalare eventuali errori di indirizzo al rispettivo comune". Non solo, aggiunge: "Per le economie domestiche con più di 4 componenti, l’intestatario veniva "messo a caso" con la possibilità che la fattura risultasse intestata a minorenni". E siccome i tempi di attesa al telefono di Serafe superavano i dieci minuti, molte persone si rivolgevano di nuovo ai comuni, i quali si son trovati a rispondere anche a richieste di rateizzazione, di esenzione e problemi vari.
Ora la situazione dovrebbe cambiare. Serafe ha infatti invitato a segnalare eventuali errori nell'indirizzo della fattura direttamente alla società, che poi trasmetterà le informazioni ai rispettivi uffici di controllo degli abitanti.
Nel frattempo la questione è approdata anche in Parlamento. La Commissione della gestione del Consiglio degli Stati ha chiesto spiegazioni all’Ufficio federale delle comunicazioni. Sulle responsabilità e i costi se ne saprà di più in primavera.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Caffé
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