
I giovani guardano la televisione per 29 minuti al giorno, un dato in continuo calo. A dirlo è l'Ufficio di statistica (USTAT), evidenziando che il consumo sale con l'avanzare dell'età. E mentre la campagna per l'iniziativa «200 franchi bastano» entra nel vivo, Ticinonews ha cercato di capire la posizione delle nuove generazioni, da destra a sinistra.
I giovani guardano sempre meno la televisione generalista?
«I dati parlano chiaro e va detto che al giorno d’oggi l'informazione, l’intrattenimento e la cultura passano soprattutto da mobile, social e streaming», afferma Anastassiya Fellmann, vicepresidente dei Giovani Udc. «C’è un cambiamento sociale nel modo di recepire le informazioni». Una posizione con cui non concorda Yannick Demaria, granconsigliere socialista «La Rsi è disponibile in tantissime forme, anche sui social. Ma la cosa più importante è che quando si parla di '200 franchi bastano', noi giovani reagiamo non solo pensando al costo del canone, ma anche a cosa significa avere un servizio pubblico forte in una democrazia moderna. La nostra preoccupazione nasce da un contesto in cui le fake news corrono molto velocemente e i social media orientano l’opinione pubblica».
L’iniziativa mette davvero a rischio l’informazione?
«In caso di ‘sì’ all’iniziativa, la Rsi resterebbe comunque con 140 milioni di franchi l’anno da utilizzare», puntualizza Fellmann. «I servizi di informazione costano circa 40 milioni all’anno, quindi tutto il pacchetto di servizio delle informazioni verrebbe in ogni caso garantito. L’iniziativa vuole tagliare quelli accessori, che i giovani non guardano più». «In realtà verrebbero toccati anche altri punti», ha replicato ancora Demaria. «È invece molto importante, in un momento storico come il nostro, garantire che ci sia sempre un servizio pubblico informativo, affidabile e distante da qualsiasi interesse».
Il confronto completo andato in onda a Ticinonews:

