
«È 40 anni che faccio vendemmia e iniziare a metà agosto dà da pensare». Giacomo Pedrazzini, viticoltore e co-titolare dell'azienda agricola Al Saliciolo di Tenero, non ha mai visto nulla di simile. Caldo e siccità che hanno contraddistinto l'estate hanno accelerato la maturazione dei grappoli, così come il momento culminante dell'anno: la raccolta dell'uva. Con conseguenze innanzitutto organizzative. «Essendo un lavoro quasi completamente manuale, dobbiamo affidarci a personale avventizio, che è programmato da settembre e via. Quindi quest'anno abbiamo avuto qualche problema da reperire un po' di manodopera».
Cambiano le stagioni
Una volta raccolti, i grappoli vengono trasportati a pochi metri di distanza, alla cantina Matasci. Qui si procede con lo scarico e la pesa delle casse e si passa alle fasi successive: la diraspatura e la pigiatura dell'uva, con cui si estrae il mosto che dovrà poi essere trasformato in vino. «Siamo in largo anticipo rispetto al solito - concorda l'enologo Giovanni Alberio -. La scorsa settimana abbiamo fatto le basi per gli spumanti, ora stiamo facendo i bianchi di Merlot. È stata una stagione veramente secca, poco piovosa e quindi tutto è in anticipo».
Cambiano anche i gusti
Condizioni climatiche che se da un lato, durante la stagione vegetativa, hanno evitato la comparsa di malattie fungine, dall'altro vanno soppesate con i gusti dei consumatori, in mutamento rispetto al passato. «Con una stagione calda i mosti sono tendenzialmente molto ricchi di zucchero, che si trasformano in vini con alte gradazioni alcoliche. Oggi invece il consumatore vuole bere vini un po' più snelli, freschi, con gradazioni più contenute e magari un'acidità più elevata».
Cambierà pure la viticoltura ticinese?
Occorre dunque essere pronti - secondo Giovanni Alberio - anche a modificare quella che in Ticino è una tradizione secolare. «Penso che in futuro anche in Ticino sarà necessaria l'irrigazione. Inoltre stiamo studiando altre varietà da poter piantare nel territorio ticinese, soprattutto varietà bianche». Diversificazione dal Merlot su cui sta riflettendo anche Pedrazzini, magari tornando a coltivare qualche vitigno autoctono.

