
Da inizio maggio, sono entrati nel vivo i lavori di riqualificazione dell'ex Macello. Il primo passo – aveva spiegato la Città di Lugano – prevede la rimozione e nello smaltimento delle macerie, un'operazione preliminare indispensabile per la realizzazione del progetto architettonico Campus Matrix. Ma data la presenza circoscritta di alcuni materiali inquinanti, saranno necessarie procedure di bonifica specifiche.
A poco meno di un mese dall'inizio dei lavori, gli abitanti della zona adiacente l'ex Macello hanno però sollevato alcune preoccupazioni in merito a questi lavori e alla presenza di materiali dannosi per la salute nell'aria. In un'interpellanza dei Verdi e Indipendenti (firmata da Danilo Baratti, Marisa Mengotti e Luisa Orelli) viene inoltrata al Municipio la segnalazione di una persona che abita nello stabile adiacente all'ex Macello, in via Balestra. «Da quando sono iniziati i lavori di rimozione, i terrazzi e gli appartamenti si stanno riempiendo di polveri fini. Nonostante le rassicurazioni arrivate tramite posta in cui si esclude la presenza di materiali tossici, gli operai indossano tute complete e maschere (giustamente) e viene spruzzata dell'acqua per evitare il diffondersi della polvere nell' ambiente. Sappiamo tutti che lì c'è amianto», si legge nella segnalazione.
Periodo «sfavorevole»
A seguire, l'attenzione si sposta sul periodo in cui sono stati pianificati i lavori. Motivo per cui le persone che vivono in quella zona sono più allarmate. «Le attività di rimozione sono state pianificate in estate (tra l'altro in un periodo di forte canicola) e per questa ragione alcuni inquilini hanno deciso, per precauzione onde evitare il diffondersi delle polveri negli spazi abitativi, di non aprire le finestre (azione inutile, poiché le polveri si infiltrano comunque) e non usare i terrazzi. Siamo quindi costretti a scegliere se vivere in appartamenti surriscaldati oppure convivere con le polveri negli appartamenti». Una situazione che, per chi vive in quelle zone, sta diventando difficile da sostenere. «Fra di noi ci si domanda: questi lavori non potevano essere pianificati in autunno o inizio primavera, per poter vivere "serenamente" a finestre chiuse? L'acqua spruzzata è sufficiente ad evitare il diffondersi delle polveri?».
Alla luce di queste domande – e di queste preoccupazioni dei cittadini – i Verdi e Indipendenti si sono rivolti al Municipio, chiedendo quanto segue:
1. Il Municipio è al corrente della situazione di disagio qui descritta?
2. Si parla di polveri diffuse e di finestre chiuse. Allora – come si chiedono queste persone – «l'acqua spruzzata è sufficiente ad evitare il diffondersi delle polveri?»
3. Al momento della decisione di iniziare i lavori il Municipio poteva difficilmente immaginare che quest’anno ci sarebbe stata una sequenza di giorni canicolari già in maggio; i primi giorni dopo l’inizio dei lavori sono anzi stati freschi e spesso piovosi. Ma al momento dell’allarme canicola non avrebbe dovuto, vista la particolare situazione di quel cantiere, sospendere l’operazione almeno durante i giorni di conclamata canicola?
4. Ciò vale per il benessere di chi vive in quel palazzo ma anche per gli operai che lavorano protetti da tute e maschere. In questo ambito la responsabilità diretta sarà delle ditte e non del committente, ma non c’erano, nei giorni scorsi, condizioni climatiche che imponevano provvedimenti particolari a protezione dei lavoratori?
5. Nel momento in cui il Municipio si troverà a rispondere a questa interpellanza, i lavori dovrebbero essersi conclusi. Può l’esecutivo comunicare i risultati delle «ispezioni sostanze nocive e caratterizzazione dei rifiuti» previste dal messaggio 12553 con un importo di 88 mila franchi?
Viene però segnalata anche una nota positiva: venerdì 29 pomeriggio, al momento dell’incendio nella vicina via Maggio e della conseguente nube nera, le finestre del palazzo erano già chiuse, i balconi già deserti.

