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Campus a Viganello: il TF dà ragione a USI e SUPSI
Campus a Viganello: il TF dà ragione a USI e SUPSI
Campus a Viganello: il TF dà ragione a USI e SUPSI
Redazione
9 anni fa
I giudici di Mon Repos hanno respinto le richieste dell'architetto Murati, che chiedeva l'apertura di un nuovo concorso

Si è concluso davanti al Tribunale federale il contenzioso che ha visto opposti da una pare la Fondazione per le facoltà di Lugano dell’Università della Svizzera italiana (USI) e la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e dall'altra il team Essentia. Secondo quest’ultimo, guidato dall’architetto Arbnor Murati, il progetto del team Zenobia per il nuovo campus USI-SUPSI di Viganello sarebbe un plagio di un progetto presentato dallo stesso team Essentia, che aveva inizialmente ottenuto il mandato dopo aver vinto il relativo concorso (vedi articoli suggeriti).

Detto concorso, ricordiamo, risale all'ottobre del 2010 e l'anno successivo, fatte proprie le proposte della giuria incaricata di esaminare i progetti, i committenti avevano deciso di assegnare la progettazione di massima del campus universitario al team Essentia. La prima consegna intermedia del progetto di massima non era stata approvata dai mandanti e a questo insuccesso se ne era poi aggiunto un secondo, che aveva incrinato le relazioni tra le parti al punto tale da indurre i committenti a rescindere il contratto di prestazioni globali "per inadempienza e conseguente rottura del rapporto di fiducia con il team mandatario".

A seguito della revoca del mandato, notificata il 25 febbraio 2013, la giuria aveva redatto un rapporto complementare; in questo contesto aveva formulato una nuova raccomandazione, nel senso di attribuire il mandato per l'elaborazione del progetto al team Zenobia, originariamente classificatosi al secondo rango. I committenti avevano accettato tale raccomandazione nel giugno seguente.

Il 27 giugno 2013 l’architetto Murati aveva impugnato quest'ultima risoluzione davanti al Tribunale amministrativo ticinese che, con giudizio del 5 aprile 2016, non è tuttavia entrato nel merito del gravame, dichiarandone l'irricevibilità, preso atto del fatto che, pur affermando di agire anche per tutti i membri del team di progettazione, l’architetto ha agito autonomamente senza il concorso degli altri componenti del gruppo di lavoro.

Il 9 maggio 2016 Murati ha presentato dinanzi al Tribunale federale un ricorso in materia di diritto pubblico e un ricorso sussidiario in materia costituzionale con cui chiede di annullare la decisione del Tribunale Amministrativo del Canton Ticino del 5 aprile 2016 e di intimare ai committenti l’apertura d un nuovo concorso. Chiamato ad esprimersi, il Tribunale cantonale amministrativo si è riconfermato nelle conclusioni della propria sentenza mentre gli opponenti hanno domandato che il ricorso sia dichiarato inammissibile.

Secondo i giudici di Mon Repos, però, il ricorrente fa valere solo delle lesioni di carattere procedurale (violazione del diritto di essere sentito così come dell'obbligo di accertare i fatti d'ufficio da parte della Corte cantonale), che non attengono al diritto delle commesse pubbliche e che, essendo il loro rilievo circoscritto al caso in esame, non hanno nemmeno una portata generale. Il ricorso in materia di diritto pubblico è stato pertanto ritenuto inammissibile. “Continuando - a torto - a sostenere che la Corte cantonale abbia preso la propria decisione senza procedere ai necessari accertamenti di fatto e ritenendosi - sempre a torto - legittimato ad addurne di nuovi, il ricorrente non dimostra infine nemmeno un apprezzamento arbitrario di quei fatti che risultano dal giudizio impugnato e sui quali la Corte cantonale poteva legittimamente basarsi per emettere la propria sentenza”, fanno inoltre notare i giudici losannesi, secondo cui il ricorso sussidiario in materia costituzionale va, di conseguenza, respinto.

I giudici federali hanno inoltre posto a carico del ricorrente le ingenti spese giudiziarie, pari a 12'000 franchi.

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