
Mentre si attende di capire chi prenderà le redini di Campione d'Italia dopo l'uscita di scena del sindaco Roberto Salmoiraghi, nell'enclave italiana c'è già chi sta raccogliendo firme a favore di un'annessione alla Svizzera. Sarebbero già una decina le sottoscrizioni raccolte tra i campionesi, pronti a cambiare bandiera, riferisce il Corriere di Como.
La dichiarazione del consigliere Ignazio Cassis, che negli scorsi giorni aveva definito "immaginabile" un ipotetico passaggio alla Svizzera, sembra aver dato la spinta giusta. Ma c'è anche chi si oppone alla proposta, come i parlamentari comaschi Chiara Braga (PD), Giovanni Curò (M5S) e Alessio Butti (Fdi).
Sul tema si è espresso anche Massimo D'Amico, presidente dell'Associazione operatori economici campionesi, ponendo l'accento sulla difficoltà dell'intero iter: "È una storia che si ripete nei secoli, ma mi pare più difficile anche di quando nel 1815 la Svizzera si presentò al Congresso di Vienna per chiedere alcuni territori italiani ex francesi, tra cui Campione. Tornò a casa con la coda tra le gambe. Non si cancellano 1300 anni di storia d’Italia così" sottolinea D'Amico al Corriere di Como. "Questo piccolo villaggio nell’anno 770 dipendeva già da Sant’Ambrogio a Milano. Anche durante la dominazione austriaca l’abate veniva nominato dall’arcivescovo di Milano. Poi tutto può essere e tutto succedere, ma si parla di una legge costituzionale. Se poi si pensa di risolvere così la crisi del paese, i tempi sarebbero talmente lunghi che a iter concluso Campione non ci sarebbe più".
Il sottosegretario del Ministero dell'Interno italiano Stefano Candiani, interpellato dalla RSI, ha nel frattempo escluso in modo perentorio l'ipotesi: "Quello è territorio italiano e non abbiamo alcuna intenzione di soprassedere rispetto a questo punto".
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