
"Non credete che la campagna contro l'accattonaggio sia un po' razzista?"
Lo chiedeva al Municipio di Lugano, tramite un'interrogazione, il consigliere comunale Fausto "Gerry" Beretta Piccoli, puntando il dito contro la scelta di utilizzare la foto di un bambino chiaramente di etnia Rom.
Beretta Piccoli ribadiva di essere anche lui contro l'accattonaggio, ma sosteneva che una campagna del genere avrebbe potuto generare un sentimento di rifiuto nei confronti delle persone di etnia Rom. Inoltre chiedeva come mai la campagna fosse stata affidata a un'agenzia esterna, nonostante la Città abbia già al suo interno del personale che sarebbe stato in grado di realizzarla.
Negli scorsi giorni il Municipio guidato da Marco Borradori ha fornito le sue risposte. In merito al mandato esterno assegnato al signor Mazzantini, l'Esecutivo spiega che le campagne di sensibilizzazione vengono in genere espletate o tramite mandato esterno, come nel caso specifico, o tramite la collaborazione tra i servizi della Divisione della comunicazione e relazioni istituzionali e degli esterni. "In futuro è auspicabile potenziare la collaborazione interna a partire dal momento della concezione della campagna" riconosce il Municipio.
In merito alla scelta della foto - l'argomento principale dell'interrogazione di Beretta Piccoli - il Municipio di Lugano spiega che si tratta di una foto di agenzia, di cui si dispone dei regolari diritti d'autore. E l'obiettivo della foto non è di puntare il dito contro il bambino Rom, bensì di "ritrarre una delle peggiori forme di sfruttamento, quella dell'accattonaggio minorile".
Il Municipio sottolinea che nel 2015 la Magistratura dei minorenni ha emanato "ben 13 decreti d'accusa nei confronti di minori ritenuti autori del reato di accattonaggio a Lugano, un picco rispetto agli anni precedenti."
"Al centro della campagna vi è il problema dell'accattonaggio, non un problema di etnia" scrive il Municipio, evidenziando tuttavia che tra le persone controllate nel 2015 dalla Polizia della città di Lugano per presunte attività di accattonaggio, ben 1'047 erano rumene, rispetto ai 21 spagnoli e ai 21 italiani (secondi e terzi nella classifica delle nazionalità degli autori).
"Nella maggioranza dei casi constatati nel 2015, il reato dell'accattonaggio è quindi stato commesso da cittadini provenienti dalla Romania" scrive il Municipio. "Lo stesso console onorario della Romania a Lugano ha pubblicamente sostenuto la campagna di prevenzione."
"Il fatto che se ne sia parlato e che, anche grazie a questa interrogazione, ancora si parli del tema" conclude il Municipio di Lugano, "dimostra l'efficacia del vettore comunicativo scelto."
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