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Ticino
Cambia il clima, ci saranno sempre più incendi?
Marco Jäggli
4 anni fa
Sulla scia di quanto avvenuto in Gambarogno e a Verdasio, dopo i lunghi mesi di siccità, abbiamo posto questo interrogativo a Marco Conedera dell’Istituto federale WSL: «C’è il rischio di avere incendi più frequenti e difficili da spegnere, anche in inverno»

Dopo quello in Gambarogno di inizio febbraio, che ha tenuto impegnati i pompieri di Bellinzona per oltre una settimana e che ha richiesto l’intervento dei Canadair da oltreconfine, ora anche l’incendio a Verdasio ha messo alla prova i vigili del fuoco, che tuttavia sembrano essere riusciti finalmente a mettere sotto controllo la situazione. Due focolai importanti nello spazio di un paio di mesi. Mesi segnati da una siccità che perdura e che ha conseguenze su suolo e vegetazione, rendendo difficile uno spegnimento definitivo delle fiamme. Ma perché questa difficoltà, e se davvero il clima sta cambiando cosa ci riserva il futuro? Ticinonews lo ha chiesto all’esperto Marco Conedera, ingegnere forestale dell’Istituto federale WSL, che si occupa di ricerche su bosco, neve e paesaggi.

Qual è la peculiarità dell’incendio scoppiato a Verdasio?
La stagione primaverile è caratterizzata di solito da mancanza di acqua e da vento. Questo provoca degli incendi di superficie molto rapidi, quando la lettiera invernale è ancora abbondante. Quando il periodo di siccità è così prolungato, come questo, c’è il pericolo che il fuoco vada anche in profondità, perché anche gli strati inferiori sono secchi e risultano infiammabili. Per questo tali incendi non sono tanto difficili da controllare ma da bonificare, perché per i pompieri è complicato trovare dove il fuoco cova, e al primo scoppio di vento, può ripartire quando il fuoco ritorna in superficie. Questa è stata anche la caratteristica saliente dell’incendio del Gambarogno: dopo che il perimetro è stato controllato, ci sono giorni di intenso lavoro per cercare gli “hotspot” che rimangono e spegnerli del tutto.

Nelle Centovalli, spiegava inoltre, anche il terreno gioca un ruolo importante, specie in questo periodo di siccità...
Esatto, dobbiamo pensare al terreno come a un bacino bucato sotto, per cui col tempo l’acqua disponibile va giù e viene persa, soprattutto nei versanti. E se non viene rifornita acqua con la pioggia si ha un deficit idrico che interessa sempre gli strati più profondi del terreno. È per questo che durante lunghe siccità c’è molto più materiale che può infiammarsi. Se il terreno è umido il fuoco ha bisogno di più energia per alimentarsi, se il terreno è secco il fuoco divampa molto più velocemente.

Sembrano sempre più frequenti questi periodi di siccità, questo in qualche modo preoccupa chi si occupa di incendi? C’è il rischio che questi siano sempre più frequenti, anche in inverno?
Diciamo che quando c’è siccità come adesso, la minima distrazione causa incendi problematici. Se questi periodi, dunque, dovessero diventare più frequenti, avremo anche incendi più frequenti, inverno compreso. L’ultimo grosso che ci ricordiamo è dell’annata 2016, dove sono bruciati sia Chironico sia la Val Mesolcina. Adesso siamo arrivati ancora con un anticipo, già in gennaio e in febbraio della siccità e del problema degli incendi, se il futuro ci riserverà questo, ci sarà un allargamento del periodo pericoloso per gli incendi invernali.

Che in parte rischia di vanificare anche le strategie cantonali per vanificare gli incendi... per cui, soprattutto in inverno, le cause sono soprattutto umane.
Certo. In inverno è sempre l’uomo, direttamente o indirettamente, che da l’energia per innescare l’incendio, mentre in estate alle cause umane si aggiunge il fulmine che colpisce soprattutto i boschi di conifere in alta montagna.

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