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Ticino
Cagnotti condannato
Redazione
13 anni fa
Confermato il decreto di accusa per le dieci domande a Boris Bignasca che avevano portato ad una denuncia

È iniziato oggi pomeriggio alle 14.30 il processo a carico di Marco Cagnotti, direttore di Confronti, in merito alle ormai arcinote 10 domande a Boris Bignasca. La procuratrice pubblica Chiara Borelli aveva emesso un decreto d'accusa nei confronti di Cagnotti, in seguito alla denuncia inoltrata a suo tempo da Boris Bignasca. Ma il direttore di Confronti si era opposto al decreto, optando così per il processo. Cagnotti ha scelto il processo in quanto ritiene che sia "l'occasione giusta per mettere fine all'imbarbarimento dei toni della politica". Boris Bignasca, dal canto suo, ha deciso di disertare l'aula, lasciandosi rappresentare dal suo avvocato."So che l'articolo è grezzo, barbaro, in perfetto stile leghista. Unico modo, a mio avviso, per mettere fine all'imbarbarimento politico dovuto alla Lega, visto che i toni civili a nulla sono serviti. Se voi avete un modo migliore ditemi. Lo scopo era far discutere e così è stato". Con queste parole Marco Cagnotti si è difeso dal decreto di accusa mosso nei suoi confronti. A sostegno della sua tesi, una lunga lista di aggettivi usati dalla Lega nei sui mezzi comunicativi: mummia, rintronato, zerbino, zoticone, eccetera. "Le dieci domande sono state un esperimento comunicativo" ha aggiunto Cagnotti.In aula sono presenti vari esponenti politici: Lurati, Roic, Stojanovic, Nava. Oggi quindi la sentenza. Confermato il decreto d'accusa in quanto il giudice non ha "tollerato" l'attacco alla sfera privata poiché non giuridicamente corretto. In particolare è stato reputato fuori luogo l'attacco alla madre di Boris Bignasca. Secondo il giudice, se per il  padre si poteva accettare, in quanto personaggio pubblico, questo non vale per la madre.Il giudice ha altresì sottolineato che questa conferma di decreto d'accusa non pregiudica la libertà di espressione ma quanto scritto da Cagnotti va oltre.La pena, sospesa, è di 15 aliquote da 80 franchi, che corrisponde a 1200 franchi più 500 di multa e le spese giudiziarie.La presa di posizione del Partito Socialista"Oggi il Giudice della Pretura penale, avv. Siro Quadri, statuendo sull’opposizione formulata dal direttore di Confronti, Marco Cagnotti, ha deciso di confermare il decreto d’accusa della Procuratrice pubblica Chiara Borelli. Il caso, ormai noto, è quello relativo alla pubblicazione sul mensile Confronti di un articolo che poneva una serie di domande provocatoriamente rivolte a Boris Bignasca. Domande che riguardavano l'attività pubblica e politica di Boris Bignasca, ma che in parte toccavano anche la sfera privata. Domande che comunque, nella loro sostanza, erano di interesse per la collettività e che dunque a nostro avviso meritavano di essere poste"."Scopo ultimo di quell'articolo, dichiaratamente unico e irripetibile nella forma, che lo distingueva da qualsiasi altro articolo pubblicato su Confronti, era quello di far riflettere su un certo stile comunicativo, finora utilizzato sistematicamente sulle pubblicazioni leghiste. L'articolo, prima della sua pubblicazione, era stato in ogni caso sottoposto a un parere giuridico indipendente"."Nel suo giudizio la PP Chiara Borelli aveva valutato esservi in quell'articolo elementi lesivi della personalità, ragione per cui aveva ritenuto Marco Cagnotti, direttore responsabile di Confronti, colpevole di mancata opposizione alla pubblicazione dello stesso"."Nella sua valutazione, il Pretore Quadri ha confermato in sostanza il decreto d’accusa. Il Partito Socialista prende atto di questa decisione, che, come è nella cultura progressista e civile, rispetta pur non condividendola. Il Partito Socialista ribadisce di aver voluto unicamente contribuire, con quella pubblicazione, a un confronto, in questo caso duro per scelta dimostrativa, su un certo tipo di comunicazione. Ribadendo che quello in giudizio è stato un caso

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