
Un nuovo caso di espulsione, dopo quello dei giovani Arlind Lokaj e Yasin Rahmany, sta dando adito a una mobilitazione in Ticino.
In questo caso protagonista è una famiglia curda con quattro figli giunta in Ticino nel 2012 e stabilitasi a Sant'Antonino dopo un breve periodo al centro di accoglienza di Chiasso.
A riferire della vicenda era stato, nel febbraio scorso, il Giornale del Popolo.
Il quotidiano spiegava che l'Ufficio federale della migrazione aveva deciso di respingere la richiesta d'asilo della famiglia, sebbene due dei loro figli frequentassero con discreto profitto le scuole Medie di Cadenazzo, ma che il Soccorso Operaio Svizzero aveva inoltrato ricorso contro la decisione di espulsione.
Ora si è sempre in attesa della decisione dei giudici del Tribunale amministrativo federale su questo ricorso. Ma intanto, riferisce oggi La Regione Ticino, la scuola di Cadenazzo ha iniziato a mobilitarsi in favore della famiglia curda.
Settimana scorsa il Collegio dei docenti ha inviato alla Segreteria di Stato della migrazione una missiva per chiedere di rivedere la propria decisione.
Nel loro scritto, i docenti evidenziano il buon livello di integrazione scolastica dei due figli che frequentano le Medie ed i rischi per il loro sviluppo personale in caso di allontanamento dal Ticino.
"I due fratelli" scrivono i docenti, "hanno iniziato a mettere radici sicure e ora faticano ad affrontare l'idea di essere nuovamente strappati da un ambiente al quale si sono adattati in modo sereno e positivo."
I docenti chiedono quindi che la famiglia possa restare in Ticino, in modo che i due figli minori possano terminare la loro formazione.
Ricordiamo che i due figli maggiori, invece, non seguono alcuna formazione scolastica. Il primo non lavora, mentre il secondo partecipa a dei corsi professionali per rifugiati. Nemmeno il padre e la madre, bisognosa di cure, lavorano.
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