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Ticino
Cacciatori divisi sul Parco nazionale? "Non è cosi"
Cacciatori divisi sul Parco nazionale? "Non è cosi"
Cacciatori divisi sul Parco nazionale? "Non è cosi"
Redazione
8 anni fa
La Federazione dei cacciatori ticinesi ribadisce la sua chiara opposizione al progetto, rispondendo ai 20 cacciatori favorevoli

Il mondo venatorio è diviso sul progetto del Parco Nazionale del Locarnese? Per la Federazione dei cacciatori ticinesi non è per nulla così, nonostante un gruppo di 20 cacciatori della Regione del Locarnese e Valli abbia espresso il loro appoggio al progetto. 

Negli scorsi il gruppo in questione, che include esponenti impegnati negli enti pubblici comunali e in associazioni locali, ha espresso il suo sostegno al parco, volendo correggere "l'immagine largamente diffusa nell'opinione pubblica ticinese di un mondo venatorio unanimamente contrario al progetto". Un progetto, sottolineano i 20 cacciatori, che ha come obiettivo "la valorizzazione del territorio e del paesaggio, favorendo e sostenendo le attività agropastorali, così come l'attivazione di produttive sinergie con le comunità più ricche della regione del lago Maggiore". Per quanto riguarda la caccia, sostiene il gruppo, cambierà poco o nulla visto che già oggi nelle bandite del Gridone e dell'Onsernone non si può cacciare. "Il sacrificio per i cacciatori" sostengono, "sarà di lieve entità (16,8% del territorio globale del parco) e compensato da notevoli positive prospettive".

Una posizione che non viene condivisa dalla Federazione dei cacciatori ticinesi (FCTI), che vuole rimettere "il campanile al centro del villaggio".

"Innanzitutto la Diana delle Valli (società che copre il territorio della Valle Onsernone e delle Centovalli) ha votato nella propria assemblea una risoluzione con 36 voti contrari al PNL, 3 contrari e 1 astenuto" esordisce la Federazione nel suo comunicato stampa. "Non da meno la Società cacciatori del Verbano e la Diana Vallemaggia che dal canto loro nelle rispettive assemblee si sono espresse all'unanimità contro il PNL. Da ultimo, per chiudere il cerchio, sabato scorso l'assemblea dei delegati della FCTI ha pure votato a larghissima maggioranza una risoluzione contro tale progetto (110 contrari, 1 favorevole e 3 astenuti)".

"Ora che 20 cacciatori sui quasi 700 dei distretti di Locarno e Vallemaggia e sui 2'200 che compongono la FCTI siano favorevoli al PNL è legittimo e la loro opinione va rispettata" ribadisce la Federazione. "Ma affermare che essi (e stiamo parlando del 1% dei cacciatori ticinesi!) rappresentano il mondo venatorio non è solo una fake news ma una bufala colossale e una prevaricazione bella e buona. Anche nella Federazione di caccia vigono regole democratiche che, piaccia o non piaccia, devono essere rispettate. E da questo punto di vista l'esito dei nostri processi decisionali è stato chiaro e inequivocabile. Il minimo che ci si debba attendere è una rettifica che rimetta il campanile al centro del villaggio".

La posizione della FCTI è chiara e nota da tempo: il secco no al progetto è stato anche ribadito nella recente assemblea dei delegati.

La FCTi ricorda infine che il Progetto cantonale delle Zone di tranquillità, preparato in due anni del Gruppo di lavoro nominato dal Consiglio di Stato e pronto dallo scorso novembre per la messa in consultazione, "è tuttora fermo al palo per volere dei promotori che hanno bussato presso l'Ufficio federale dell'ambiente, chiedendo di far pressione sugli uffici cantonali allo scopo di bloccare il tutto fino ad avvenuta votazione sul Parco del Locarnese".

Ma c'è di più, aggiunge la FCTI. "Mancando le necessarie superfici per le cosiddette zone nucleo sul suolo ticinese, si sta tramando per far diventare questo progetto un Parco nazionale transfrontaliero (si noti la contraddizione nei termini!) che sconfinerebbe in Italia, grazie anche a una modifica dell'Ordinanza sui Parchi nazionali fatta approvare in fretta e furia qualche mese fa dal Consiglio federale (quando si dice il caso...). Questo modo di agire denota da un lato scarso rispetto per una Federazione che rappresenta 2'200 cacciatori ticinesi e dall'altro una opacità che rafforza il sospetto di chi teme che si vogliano nascondere informazioni importanti.

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