
L’esperienza del coronavirus potrebbe portare a nuovi sistemi di indagini epidemiologiche anche per patogeni comuni. I metodi basati sul campionamento delle acque reflue sono infatti meno costosi e decisamente efficaci. Ma come funzionano? Per capirlo, Ticinonews si è recata al Depuratore di Chiasso e dintorni. Qui, tutti i giorni viene raccolto un campione di acqua delle 24 ore precedenti. A partire da gennaio 2022, un campioncino viene spedito al laboratorio della Supsi per essere analizzato e per poter identificare le tracce di Covid-19 all’interno dell’acqua. La struttura di Chiasso è una delle ultime rimaste con questo scopo, da quando la diffusione del virus ha iniziato a calare. “Dalla fine dell’anno in Ticino gli impianti rimasti sono il nostro, quello di Lugano e quello di Locarno”, conferma il direttore Stefano Airaghi.
Come funziona il monitoraggio
Una volta raccolto, il campione d’acqua viene spedito ai laboratori di microbiologia della Supsi che, giornalmente, analizzano le concentrazioni del virus nelle aree statisticamente significative del nostro cantone. “Il campione, arrivato in laboratorio, viene processato attraverso un procedimento di estrazione e concentrazione del materiale genetico del virus”, spiega la microbiologa Federica Mauri. “Questo permette di purificare il campione, di ottenere una porzione quantificabile di materiale genetico”. Il sistema di monitoraggio delle acque reflue “è importante soprattutto in questo momento in cui i tamponi sono diminuiti, ma il materiale in questione rimane presente”.
Le possibilità che si aprono adesso
Un processo complesso che alla fine porta ad a sapere quanto virus è contenuto mediamente in un litro d’acqua. Il tutto viene poi inviato agli Uffici del Medico Cantonale e integrato statisticamente. Questa prassi di campionamento, utilizzata per la prima volta su larga scala a causa del Covid-19, potrebbe ora portare a rinnovare completamente le tipologie di indagini ambientali anche per malattie comuni, dall’influenza stagionale ai virus intestinali. “Con queste analisi si è aperta in modo chiaro la possibilità di un’epidemiologia ambientale”, afferma Mauro Tonolla, direttore del Laboratorio di Microbiologia SUPSI. “Ad esempio, quando in autunno si aspetta l’influenza e si comincia a monitorare le acque reflue, si può vedere in anticipo se c’è un aumento di questo virus in circolo nella popolazione, e lo stesso discorso è valido anche per tutti i patogeni che sono legati al tratto gastrointestinale”. In termini economici le analisi delle acque reflue per la ricerca dei patogeni “sono molto meno costose dei test clinici”. Insomma, una piccola grande rivoluzione che potrebbe avere conseguenze significative su politiche di prevenzione e di controllo.

