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Ticino
Burqa, i commenti del giorno dopo
Redazione
13 anni fa
"Ghiringhelli segugio del sentimento popolare", "Un voto che è un grido d'aiuto alla politica sorda", "Bisognava tira fö i bis dai sces?"

Non ce ne vogliano la Legge sul lavoro, o quella sulle epidemie, l'abolizione dell'esercito o la sorveglianza carceraria: il tema che più di tutti ha tenuto banco, in questo weekend di votazioni, è stato quello del burqa. E oggi, infatti, tutti e tre i principali quotidiani ticinesi dedicano il loro editoriale al voto che, come prima nazionale, iscrive nella Costituzione il divieto di dissimulare il volto in pubblico. Tutti, però, con sfumature diverse. Quello più deluso dal voto pare essere il Giornale del Popolo, che si era schierato per il controprogetto, come indicato anche dal vescovo di Lugano, Monsignor Pier Giacomo Grampa. Oltre a proporre una vignetta di Armando Boneff nuovamente critica con le intenzioni di Ghiringhelli - "Che pericolo inventiamo ora?" si legge nel brindisi tra il Ghiro e un fantasma - il GdP, per mano di Claudio Mésoniat, sottolinea come questo voto "potrebbe avere un prezzo inutilmente caro". Il prezzo di aver, come di dice in dialetto, "tirà fö i bis di sces", ossia tirato fuori le bisce dalle siepi. "Perché finora in Ticino non solo i burqa ma anche gli islamisti fanatici non erano di casa" scrive Mésoniat. "E invece nella fase conclusiva della campagna sono comparsi. Sono venuti da quella Svizzera e da quel mondo che stava a guardare le imprese del Ghiro. E ci hanno dato, a noi ticinesi, delle mele marce che stanno infettando l'Europa. Contento il Donchisciotte cantonale?" Anche La Regione dedica il suo editoriale principale al burqa. "La necessità del nemico" è il titolo del pezzo firmato da Aldo Bertagni. Anche qui si fa riferimento a "un mondo sempre più affollato di fantasmi", citando la riflessione dell'antropologo francese Marc Augé. "Abbiamo tutti la sensazione di essere colonizzati ma non sappiamo da parte di chi, se non che si tratta di entità dall'apparenza astratta." Il terreno della paura, secondo Bertagni, è sempre fertile. "A maggior ragione oggi che l'intero mondo si sente colonizzato da realtà "superiori", inafferrabili, potenti, lontane e apparentemente ingovernabili. La grande finanza su tutto. Ben venga, allora, un obiettivo identificabile, tangibile, concreto per quanto simbolico." "Un voto emotivo?" si chiede Bertagni. "Forse sì, forse no. È piuttosto un tentativo di massa di porre un freno alla perversione globale. In verità il voto di ieri sull'iniziativa cosiddetta antiburqa è un vero grido d'aiuto alla politica sorda e pusillanime che non sa dare risposte e non finge manco più." Il Corriere del Ticino, per concludere la carrellata, presenta un primo editoriale sull'Esercito ed un secondo sul burqa. In quest'ultimo, scritto da Gianni Righinetti e intitolato "L'originale, la copia e il popolo", si legge maggiore condivisione per la decisione popolare. "Il Ticino ha detto di non essere disposto a mezze misure. Per dire stop al burqa non basta un semplice articolo nella Legge sull'ordine pubblico, ma occorre un chiaro divieto impresso nella Costituzione cantonale. (...). Un articolo fatto su misura per dire no a chi nega delle libertà insite nella natura umana e pretende di fare valere il suo credo anche sul nostro territorio." Righinetti descrive Ghiringhelli come "una sorta di segugio del sentimento popolare". "Certo, il problema burqa è più simbolico che reale, ma si è trattato di un voto contro la mentalità oscurantista che emargina la donna." Nell'editoriale del CdT viene poi abbordato un tema su cui probabilmente si discuterà ancora molto. La garanzia che l'Assemblea federale dovrà concedere alla modifica costituzionale. Una garanzia per nulla scontata. "Tra la volontà popolare e l'applicazione pratica della stessa si potrebbe frapporre uno scoglio. Di che dimensioni lo si vedrà nei prossimi mesi." Righinetti auspica che prevalga la volontà popolare. "Anche se ci sarà chi griderà allo scandalo, chi tenderà

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