
Il Ticino potrebbe fare scuola con la legge sull'ordine pubblico, che vieta la dissimulazione del volto in spazi pubblici. Ieri il comitato di Eckerkingen ha infatti dichiarato riuscita l’iniziativa che intende estendere il divieto a livello nazionale. La strada è ancora lunga, ma abbiamo raccolto il parere di Claudia Crivelli Barella, esponente dei Verdi in Gran Consiglio.
“Non mi ha mai convinto questa legge” raccontata la deputata. “Non aiuta né la condizione della donna, né l’integrazione degli stranieri. È più un motivo di imbarazzo, di sfiducia, e di sospetto che vien alimentato nella popolazione. Non sono una studiosa dell’Islam e so che ci sono differenti interpretazioni del burqa. Ma anche se per noi è impressionate vedere una donna che lo indossa, non è con il divieto che si risolve la questione”.
Ha già visto delle donne in Ticino indossare il burqa?"Mi è capitato di vederne alcune al Fox Town, ma nessuno ha detto niente o è intervenuto. Io stessa non l’ho segnalato alla polizia. Non arrivo a pensare che sia un crimine. In teoria un buon cittadino dovrebbe farlo. Mi sento una buona cittadina, ma mi rifiuto di segnalare una donna che porta il burqa. Cosa vogliamo, una caccia alle streghe?"
Secondo lei quindi la legge è inefficacie?"Mi sembra che non funzioni. Ho letto da più parti che anche chi l’ha voluta si lamenta che non vengono effettuati i controlli. Ma ripeto, il divieto non risolve la questione. Crea barriere, separatezza, e non va neanche a favore delle donne".
Pensa che il tema potrà ottenere consensi a livello nazionale?“L’iniziativa rischia di essere accettata. In ogni caso creerà dibattito. Spero che costituirà l’occasione di confrontarsi in modo civile più di quanto è successo in Ticino. In futuro saremo sempre più confrontati con il tema della migrazione, sugli usi e costumi differenti dai nostri. È giusto che facciamo una riflessione su come far convivere differenti culture, su cosa accettare e cosa invece riteniamo lesivo per la dignità delle persone. Se parliamo dal profilo della sicurezza, mi sembra però ridicolo che qualcuno possa pensare che sotto il burqa possa nascondersi un terrorista. Ci sono altri modi per nascondersi. Comunque anche noi abbiamo camuffamenti lesivi della donna".
Che cosa intende?"Per esempio di come viene usata l’immagine della donna nella pubblicità. O ci sono donne che sono costrette a essere truccate, a tingersi i capelli o usare una determinata tonalità di smalto per recarsi sul proprio posto di lavoro. Sono dei camuffamenti che coprono la realtà del volto femminile. Certo è diverso dal burqa, ma anche questo non permette di farsi vedere per come si è. Anche nella nostra cultura c’è molta protezione. Pensiamo alla politica. Se un uomo va in giro in maglietta, nessuno dice nulla, ma se la donna non è curata…Giovanna Masoni Brenni per esempio è stata criticata per non curare il suo aspetto esteriore".
Vuole dire che non si viene presi sul serio?"A volte sì o si finisce comunque nel mirino delle critiche. Anche da noi c'è una copertura di quello che è la realtà e la naturalezza del volto femminile. Ma abbiamo comunque una maggiore libertà. Come noi possiamo scegliere se truccarci, mettere i tacchi o meno, cosi anche le donne musulmane dovrebbero essere libere di scegliere se indossare il burqa oppure no.
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