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Conferenza di pace
Bürgenstock, Regli: "Discussi i valori fondamentali". Togni: "Un fallimento su tutta la linea"
2 anni fa
La Conferenza sulla pace del Bürgenstock si è conclusa con la firma di un comunicato congiunto da parte della maggioranza dei Paesi partecipanti, ma diversi si sono sfilati. L'evento ha suscitato reazioni contrastanti, con alcune critiche per l'assenza della Russia e di importanti Paesi.

La Conferenza sulla pace del Bürgenstock si è conclusa ieri con un comunicato congiunto sottoscritto dalla maggioranza degli oltre 90 Paesi partecipanti. Una dozzina quelli che si sono sfilati. Contrastanti le reazioni e i sentimenti al termine di questa due giorni. A Ticinonews ne abbiamo parlato con l’inviato del Corriere del Ticino Luca Faranda, con Peter Regli (già capo dei servizi di informazione della Confederazione) e con Alberto Togni dell’associazione “No Ue No Nato”.

Faranda: “L’integrità dell’Ucraina è sempre rimasto un tema centrale”

Faranda ha spiegato che durante la Conferenza di pace l’obiettivo era di focalizzarsi maggiormente sui tre temi che vedono al centro la sicurezza: quella alimentare, quella nucleare e quella umanitaria – come il rilascio di prigionieri e i bambini deportati in Russia. “Se l’obiettivo ultimo era quindi quello di rimanere all’interno di questi tre temi, allora non è andata esattamente come previsto. L’integrità dell’Ucraina si è infatti rivelato un tema centrale fin dall’inizio, anche a causa delle dichiarazioni di Putin”. Il presidente russo si è infatti detto favorevole ai negoziati, ma solo a patto che l’Ucraina rinunci ai suoi territori. “Questo ha ovviamente condizionato tutto il fine settimana sul Bürgenstock, perché ogni volta che una delegazione prendeva la parola si ripeteva l’importanza di rispettare la sovranità territoriale ucraina. Ed è anche stato inserito nel joint Statement, che non è una dichiarazione ed è meno vincolante”. Se l’obiettivo ultimo della Confederazione era quindi quello di arrivare a una dichiarazione finale firmata da tutti i partecipanti, così non è andata. “Per contro, per Zelensky è stato un buon momento, perché il fronte occidentale ha dato un sostegno quasi incondizionato a Kiev, riuscendo anche a portare anche altri Stati, in particolare del Sud del mondo. Non è riuscito è riuscito a farlo però con Stati più influenti e vicini a Mosca, come l’India, il Brasile – che era lì come osservatore, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita”. Alla luce di queste considerazioni cosa bisogna dunque aspettarsi dai futuri negoziati? Ai quali ci si aspetta partecipi anche la Russia. “Poter comunicare il luogo della prossima conferenza era un obiettivo di Ignazio Cassis e Viola Amherd, la quale ha tuttavia affermato che è ancora troppo presto. Al momento è ancora tutto nebuloso, anche perché i punti concordati ieri nel comunicato congiunto deve ancora essere interpretati da Mosca, e questa è una condizione imprescindibile. In secondo luogo, l’intenzione è quella di  andare a toccare i singoli aspetti: il Canada si è già detto disposto a organizzare un vertice a livello ministeriale sulla questione umanitaria, quindi sul rilascio dei prigionieri e dei bambini”. Faranda ha infine spiegato che l’obiettivo di Zelensky è quello di fare un vertice prima delle elezioni americane, “ma non è così scontato e non è così scontata la partecipazione della Russia. Non credo che prima delle elezioni americane possa quindi esserci un secondo nuovo vertice così influente, anche perché l’obiettivo sarebbe quello di porre fine alla guerra. L’impressione, tuttavia, è che questa fine non si sia avvicinata più di tanto”.

Regli: “Sono stati discussi due valori fondamentali per l’Occidente”

Una lettura, quella fatta dal giornalista del Corriere del Ticino, a cui è seguito un confronto fra Togni e Regli, quest’ultimo “soddisfatto e fiero per il fatto che con questo vertice internazionale, la nostra Svizzera ha saputo uscire dall'oscurità di una neutralità sorpassata e praticata dal nostro governo a partire dal 24 febbraio 2022 mettendo l'aggressore, il criminale di guerra del Cremlino allo stesso livello, come la vittima l'Ucraina e il popolo ucraino”. Regli ha poi voluto ringraziare direttamente la Presidente della Confederazione e il Ministro degli esteri ticinese, “perché con questo vertice hanno davvero avuto successo, mettendo sul tavolo dei valori che per noi in occidente – quindi nell'ordine mondiale liberale democratico -  la carta delle Nazioni Unite e il Diritto internazionale sono due basi di lavoro molto importanti, e si è discusso intensamente di questi valori. Questo per me è un punto molto positivo, per il quale sono soddisfatto”.

Togni: “Un fallimento su tutta la linea. Andavano invitate entrambe le parti”

Di tutt’altro avviso Alberto Togni, la cui associazione “No Ue No Nato” ha già espresso le sue criticità nei confronti della Conferenza in un comunicato stampa. Ma alla Svizzera non va riconosciuto neanche l'impegno? “No. Riteniamo che sia un fallimento su tutta la linea. E questo per due motivi principali: il primo è che l'organizzazione stessa di questa conferenza partiva totalmente in salita. Sono due anni che Mosca ci considera un Paese ostile e non più credibile e in questo lasso di tempo noi non abbiamo fatto nulla per cambiare questa visione: abbiamo approfondito i nostri rapporti con la NATO e abbiamo ripreso l'ennesimo pacchetto di sanzioni dall'UE”. Togni, partendo da queste premesse considerate “già gravi di per sé”, ha poi voluto sottolineare che la Svizzera “ha deciso inoltre di non invitare la Russia. Anche se non avrebbe accettato l’invito di partenza, se vogliamo chiamare un evento ‘Conferenza sulla pace’ – cosa che nessuno ha costretto a fare – allora andrebbero invitate entrambe le parti, perché di pace si discute in due”. Per Togni, questo non-invito fa quindi sorgere “il primo dubbio su quanto le reali intenzioni fossero davvero discutere di pace, cosa che non si è fatto. Potrebbe essersi trattato solo di un enorme spettacolo per compiacere qualcuno e fingere di essere ancora degli attori neutrali”.  Il secondo motivo che porta Togni a dubitare del Bürgenstock “è lo sviluppo stesso della  Conferenza, che per quanto ci riguarda ha superato ogni peggior fantasia. Sorvolando sull'assenza pesantissima della Cina, non è passato inosservato che sono stati spediti 160 inviti: circa un centinaio ha confermato, ma si sono presentati 92 attori, di cui molti in veste di soli osservatori o inviando delegati di terzo livello. Ad eccezione del primo ministro canadese, tutti i leader del G7 avevano già abbandonato la Conferenza il secondo giorno e - peggio ancora -  questo fantomatico comunicato e non dichiarazione che era poi il piatto forte di questa Conferenza è un documento che io mi permetto di reputare banale. Ma non perché i prigionieri di guerra o la sicurezza nucleare non siano importanti, bensì perché vengono formulati degli auspici generali che sono i soliti concetti che si stanno ripetendo con il pilota automatico da ormai due anni. E nonostante questa banalità non si è riusciti ad ottenere una sottoscrizioni unanime, mancano i BRICS, manca l'Arabia Saudita - il secondo principale alleato degli Stati Uniti nel Medio Oriente. Manca l'Indonesia e manca il Vaticano. E se noi non siamo neanche riusciti a far firmare il Vaticano una dichiarazione che chiede sicurezza nucleare, rilascio di prigionieri di guerra, allora credo che non ci sia niente da aggiungere sul fallimento della Conferenza”.

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