
Ricorderete senz'altro il caso della giovane Claudia Burgarella, la cui assunzione quale responsabile eventi del LAC era stata sospesa nel gennaio scorso dal Municipio di Lugano in seguito alle polemiche sorte sul suo lacunoso curriculum e sul suo breve periodo di residenza in Ticino.
Ad accendere ancor più la polemica era stato il fatto che la giovane italiana, prima di essere nominata al LAC, aveva trovato un impiego grazie al Progetto lavoro della Città di Lugano, destinato a dare una possibilità ai giovani luganesi disoccupati, a meno di un mese dal suo arrivo in Ticino.
Otto consiglieri comunali della Lega dei Ticinesi (Amanda Rückert, Lukas Bernasconi, Enea Petrini, Andrea Sanvido, Flavio Pesciallo, Daniele Casalini, Marco Seitz e Antonio Castelli) avevano allora interrogato il Municipio di Lugano chiedendo maggiore chiarezza su questo "Progetto lavoro".
Negli scorsi giorni il Municipio ha dato loro risposta, cercando di mettere definitivamente a tacere le polemiche sorte in gennaio.
Nella sua risposta l'Esecutivo spiega che il Progetto lavoro 2011-2014 "aveva quale priorità l'intento di rispondere alle esigenze lavorative dei cittadini domiciliati privi di lavoro e senza nessuna specifica clausola di esclusione per quanto attiene ai cittadini stranieri o per gli altri comuni."
"Uno dei criteri fondamentali per l'assunzione" scrive ancora il Municipio di Lugano, "era quello di intervenire tempestivamente prima che un candidato, sia cittadino svizzero che straniero, potesse cadere in assistenza, generando quindi un costo sociale."
In totale hanno partecipato al progetto, spiega il Municipio, 444 persone, di cui 323 cittadini svizzeri, 79 stranieri con permesso di domicilio e 42 stranieri con permesso di dimora. 398 di questi erano domiciliati a Lugano, 46 in altri Comuni.
Il Municipio scrive che "la priorità di accesso al Progetto lavoro era stata data nel rispetto dei seguenti criteri: cittadini svizzeri, cittadini domiciliati e cittadini residenti."
"Ritenuto che non vi erano clausole intese ad impedire l'assunzione di stranieri, si conferma che comunque la priorità è stata data ai cittadini svizzeri (72,25%) e successivamente ai cittadini domiciliati con permesso C" spiega l'Esecutivo. "La somma di entrambi i casi ha rappresentato il 90,54% degli accessi."
Sono solo pochi, afferma ancora il Municipio, i casi di stranieri che hanno partecipato al Progetto lavoro malgrado vivessero a Lugano da meno di un anno. E si tratta di persone "arrivate in Città per ricongiungersi alle proprie famiglie".
Più precisamente un solo partecipante viveva in Città da meno di 6 mesi, mentre altri cinque da un periodo tra 6 e 12 mesi.
In conclusione, il Municipio scrive di ritenere che "tutti i criteri siano stati rispettati e che siano stati raggiunti dei risultati, come certificato dall'Istituto di Ricerche Economiche."
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