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Ticino
Buono l'andamento dell'economia ticinese nel 2016
Buono l'andamento dell'economia ticinese nel 2016
Buono l'andamento dell'economia ticinese nel 2016
Redazione
10 anni fa
Presentati i risultati dell'inchiesta della Camera di commercio: "Se disdetti gli accordi bilaterali, ripercussioni sul 72% delle aziende"

L’andamento generale degli affari registrato nel 2016 è stato considerato positivo dal 69% delle aziende ticinesi: il 43% lo giudica soddisfacente, il 26% buono. Questo nonostante alcuni settori (il commercio su tutti) versano in alcune difficoltà. Ma le tendenze generali restano abbastanza buone. È quanto si evince dall'inchiesta congiunturale 2016/2017, commissionata dalla Camera di commercio ticinese, i cui risultati sono presentati stamane in conferenza stampa. Allo studio hanno partecipato complessivamente 281 aziende commerciali, industriali, artigianali e dei servizi attive sul territorio cantonale. 

Il livello positivo riscontrato, va comunque sottolineato, si è attestato sostanzialmente sui valori del 2015, di molto inferiori rispetto agli anni precedenti anche a causa del franco forte. Le tendenze ticinesi sono comunque in linea con le atre regioni svizzere e in alcuni casi "anche migliori, grazie alla diversificazione del tessuto economico che permette di mantenere un certo equilibrio in caso di difficoltà settoriali". L’economia ticinese nel suo complesso ha pertanto dimostrato "una buona capacità di reazione in un contesto che, ricordiamo, ha vissuto nello spazio di otto anni tre crisi molto importanti (2008, 2011 e 2015)".

Per quanto riguarda l’andamento futuro, il 67% delle aziende stima un andamento da soddisfacente (43%) a buono (24%) per il primo semestre del 2017, in linea con i valori attuali. Per il secondo semestre la percentuale resta identica. L’andamento degli affari risulta essere più stabile rispetto agli altri cantoni che hanno partecipato all’inchiesta (Ginevra, Neuchâtel e Vaud).

Attenzione particolare è stata rivolta al margine di autofinanziamento delle aziende, di cui da qualche anno si constata una certa erosione. I valori si attestano su quelli del 2015, con il 62% delle imprese ticinesi che lo considera di segno positivo (29% soddisfacente e 33% buono). "E’ però innegabile il calo rispetto al periodo 2013/2014" sottolinea l'inchiestsa congiunturale. "Rimangono buoni i livelli di investimenti aziendali, fondamentali per la competitività e quindi anche per l’occupazione, con il 52% delle aziende che ha investito e il 49% che intende farlo nel 2017. L’evoluzione degli investimenti rimane costante, a dimostrazione del fatto che le aziende credono ancora nelle potenzialità del territorio".

Per quanto riguarda l’occupazione, nel 2016 si è registrata una stabilità dell’effettivo del personale (61% delle aziende). Nel 17% dei casi vi è stata una diminuzione e per il 22% un aumento, all’insegna di una certa stabilità globale. Per il 2017 ben il 79% delle imprese ticinesi prevede una stabilità dell’effettivo.

Le aziende coinvolte nell'inchiesta hanno poi risposto a domande su temi specifici: l’innovazione, la digitalizzazione, la formazione professionale e gli Accordi bilaterali con l’Unione europea.

Il 60% delle imprese afferma di destinare oltre il 15% (con punte di oltre il 70%) degli investimenti all’innovazione, "il che rappresenta una cifra ragguardevole".

Per quanto riguarda la digitalizzazione, stando allo studio modificherà le attività per il 56% delle imprese. "I relativi investimenti nel digitale concernono i prodotti e i servizi (21%), i processi (26%) gli aspetti commerciali (30%) e l’organizzazione (23%). Importante è anche il fatto che l’80% delle aziende stima che con la digitalizzazione non vi saranno riduzioni del numero di impiegati, ciò che è molto confortante per il mercato del lavoro".

Il 40% delle aziende dichiara di aver formato apprendisti negli ultimi tre anni o ne sta formando attualmente. Un numero che può essere "considerato buono", secondo la Camera di commercio. Fra i motivi alla base della rinuncia a formare apprendisti figurano la scarsa conoscenza dei percorsi formativi (2%), la mancanza di infrastrutture (26%), i costi troppo elevati (5%), bisogni specifici difficili da soddisfare (15%), mancanza di tempo (50%), carichi troppo onerosi (5%) e l’assenza di formatori in azienda (27%). La mancanza di tempo e l'assenza di formatori in azienda sono elementi caratteristici delle piccole aziende, che costituiscono la grande maggioranza del tessuto aziendale cantonale. "In un quadro tutto sommato positivo emerge la necessità di rafforzare ulteriormente la collaborazione fra economia e Stato per facilitare ulteriormente l’assunzione e la formazione di apprendisti".

Infine, il 71% delle aziende ticinesi si dice direttamente toccato nel business quotidiano dal pacchetto complessivo degli accordi bilaterali con l'Unione europea. Il 28% delle aziende "molto toccate" è sostanzialmente riconducibile alla proporzione di imprese che lavorano prevalentemente nell’export, mentre il 43% di chi si dichiara meno toccato raggruppa chi ha una parte di export massima del 20%, chi opera anche su altri mercati non UE e chi invece non esporta (o solo indirettamente) ma ha altre relazioni commerciali. Il 29% non risulta invece toccato. "La proporzione delle conseguenze di un’eventuale caduta degli Accordi bilaterali resta quindi sostanzialmente la stessa, con il 72% delle aziende toccate (21% in modo grave e 51% con conseguenze limitate, mentre per il 28% non vi sarebbero conseguenze). Tenuto conto che l'UE rappresenta circa il 65% degli scambi commerciali con la Svizzera, tali cifre risultano pertanto coerenti" conclude la Camera di commercio.

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