
Il tema del cyberbullismo, altrimenti chiamato "bullismo 2.0", è al centro di un'interrogazione presentata oggi al Consiglio di Stato dai deputati Giorgio Fonio (PPD), Henrik Bang (PS) e Maristella Polli (PLR), i quali ipotizzano una proposta per arginare questo fenomeno: vietare l'uso del telefono cellulare nella scuola dell'obbligo.
"La problematica del bullismo non è sconosciuta alle nostre latitudini" esordiscono Fonio, Bang e Polli. "Sempre più spesso vengono segnalati casi di giovani “bullizzati” dai propri coetanei che portano la vittima a vivere momenti di profondo sconforto. Se negli scorsi decenni la vittima veniva aggredita e il tutto si limitava (pur in maniera comunque deprecabile) al singolo evento, oggi la violenza viene amplificata anche attraverso la diffusioni di immagini e video tramite i numerosi mezzi tecnologici che ci vengono messi a disposizione. Si potrebbe definire un bullismo (tristemente) hi-tech!"
"Una giovane vittima di bullismo che desidera cambiare scuola rischia oggi di non veder il suo problema superato dal momento in cui il suo passato da giovane vittima è già stato trasferito con un semplice click nelle chat di whats’up di un’altra sede scolastica" proseguono gli interroganti. "Sui telefonini l’assedio si moltiplica per dieci, per cento, per mille. Chi è finito nel mirino ha l’impressione che non ci sia nulla da fare, che sia impossibile difendersi. Nasce un senso di solitudine e di impotenza. La vergogna spesso conduce al silenzio: non si osa parlarne ai genitori, ai docenti. Il ragazzino, l’adolescente, si deprime. Se la cosa si prolunga nel tempo, possono comparire idee suicidarie e in qualche caso la vicenda finisce in tragedia."
Fonio e colleghi ricordano poi la vicenda emersa nel 2016, quando si era scoperto che le foto private di ragazze ticinesi, nude o in costume, erano finte sui cellulari di centinai di ticinesi, con tanto di nomi, cognomi e volti riconoscibili delle dirette interessate. "Il link era stato trasmesso tramite Whatsapp sui telefonini della Svizzera italiana rappresentando uno scandalo senza precedenti per la realtà locale. Una pagina virale in cui, “grazie” al sistema di DropBox, erano state raccolte centinaia di immagini hot di teenagers della regione" scrivono gli interroganti. "La direttrice del Centro cantonale di risorse didattiche e digitali aveva definito "sconvolgente” questo caso affermando che “questo episodio dimostra come la nostra società sia ancora immatura di fronte al boom della tecnologia". Una vicenda che nonostante gli sforzi messi in campo della magistratura non ha portato a nessuna condanna mancando le prove per incastrare i colpevoli. Evidente lo sconforto delle vittime e delle famiglie delle persone coinvolte."
"Sulla tematica del bullismo ha pure interrogato negli scorsi mesi il collega Massimiliano Robbiani, il quale ha posto tutta una serie di domande alle quale il Governo ha risposto lo scorso 28 marzo 2017" scrivono ancora Fonio, Bang e Polli. "Negli scorsi anni era stato l'allora deputato Orlando Del Don ad aver chiesto lumi sulla tematica. Rispondendo al suo atto parlamentare il Governo aveva tracciato una chiara radiografia sul fenomeno dei bulli e dei bullizzati che non ha lasciato indifferente nessuno."
"Oltre al numero dei casi, delle segnalazioni e delle sospensioni assegnate, che ci aiutano a meglio contestualizzare questo problema, crediamo possa essere interessante capire quale sia l’approccio della politica davanti al fenomeno del bullismo 2.0" sostengono Fonio, Bang e Polli, che pongono quindi le seguenti domande al Consiglio di Stato:
1. Quale è la situazione della scuola dell’obbligo ticinese per quanto concerne l’utilizzo dei telefoni cellulari?
2. Quanti sono i casi di giovani “bullizzati” utilizzando come strumento di scherno mezzi tecnologici?
3. Il Governo pensa che un divieto generalizzato (per gli alunni) dell’utilizzo dei cellulari all’interno della scuola dell’obbligo sia una via percorribile?
4. Vi sono dati sui suicidi tentati e i suicidi compiuti riconducibili al bullismo?
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