
“Unia Bellinzona? No comment! Quello che c’era da dire sulla vicenda è stato detto ieri durante la conferenza stampa”. E’stata questa la risposta del co-presidente nazionale del sindacato Renzo Ambrosetti sollecitato a prendere posizione sulla spaccatura all’interno della sezione bellinzonese.
Abbiamo provato a chiedere un opinione anche a Pino Sergi, ex membro del comitato sezionale di Unia Bellinzona nonché ex segretario del Sindacato Edilizia e Industria, ma anche lui ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Eppure il fondatore del Movimento per il Socialismo è stato più volte chiamato in causa dai vertici ticinesi e nazionali di Unia, accusato di essere l’ideatore di una campagna contro il sindacato, sia all’interno che attraverso i media. Insomma dopo le conferenze stampa e i comunicati oggi è il giorno dei silenzi. Silenzi che però non impediscono il diffondersi di alcuni bisbigli. Voci di corridoio dicono che a livello nazionale, tra i membri della direzione di Unia, la difesa a oltranza dei vertici cantonali non faccia l’unanimità, anzi.
Sabato mattina “il forum”, movimento che raggruppa una parte della sinistra radicale ticinese, scenderà in piazza a Bellinzona per – si legge nel comunicato inviato negli scorsi giorni – “respingere con forza un facsimile di sindacalismo, burocratizzato, che calpesta la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori per pure logiche personali”.
Ma in attesa delle prossime mosse dei due schieramenti oggi chi parla è l’ex presidente sezionale di Unia Bellinzona, Ugo Sartori. “Sono deluso per tutto quanto successo. Quando l’anno scorso ho lasciato dopo sedici anni di presidenza, sono stato io a proporre Gianni Frizzo” ci ha detto Sartori. “Un’elezione che nessuno aveva messo in discussione. Quella di venerdì scorso durante l’assemblea è stata una combine. Mai in 45 anni di militanza nel sindacato ho visto schede di voto con i nomi dei candidati prestampati”. Una votazione regolare dicono invece i presidenti sezionali di Unia che negli scorsi giorni hanno accusato Gianni Frizzo di non essere stato un presidente sopra le parti nella vicenda che ha portato all’esclusione di Matteo Pronzini dalla segreteria di Bellinzona. “Matteo Pronzini è il responsabile di Unia per le Officine. Quindi é una persona che deve collaborare con noi. Se viene accusato di qualcosa voglio sapere la verità, ed la centrale di Unia che deve fare chiarezza” ci ha detto Frizzo che aggiunge “accetto tutte le critiche, se ho sbagliato è giusto che lo si dica. Ma bisognava farlo con un dibattito durante l’assemblea, non attraverso comunicati e conferenze stampa”.
Secondo gli statuti, dopo le dimissioni di Ivan Cozzaglio e un altro membro eletto venerdì scorso, Gianni Frizzo potrebbe in qualità di subentrante rientrare nel comitato di Bellinzona. “Ho troppo rispetto del mio collega Cozzaglio per accettare. E poi cosa facciamo: esco dalla porta e rientro dalla finestra? Se Unia ritiene che la votazione era regolare allora devono essere coerenti e tenermi fuori, se questo è quello che hanno voluto i delegati”. Ma è un Gianni Frizzo comunque deluso quello che abbiamo sentito al telefono. “La politica e gli scontri rovinano sempre tutto. Voglio ripartire da qualcosa di trasversale, oltre l’appartenenza ai partiti e alle etichette. Sono trent’anni che, da operaio, mi occupo di sindacato. L’unica cosa che mi sta a cuore è la difesa dei lavoratori e battermi per migliorare le condizioni dei salariati”.
IC
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