
Trentuno pagine fitte fitte per sviscerare i mandati attribuiti alla Chit, l’azienda edile che ha beneficiato di una serie di mandati, il cui titolare è fuggito in Italia. Della vicenda, è sempre bene ricordarlo, se ne sta occupando anche il Ministero Pubblico. Ma il caso Chit, politicamente, è quello che ha scatenato la bufera sulla sezione della Logistica. Trentuno pagine, si diceva. Il rapporto, insomma, sulla base del quale il Consiglio di Stato ha trasferito il caposezione, e punito un funzionario. I deputati della Gestione lo hanno ricevuto questa mattina. Una versione anonimizzata. Dalla lettura del rapporto emerge, al di là degli aspetti puntuali, una sorta di sistema. Se per sistema si intende un modus operandi. Sarebbe impossibile qui raccontare la complessità, e le zona d’ombra, che emergono in più parti del documento. Ci limitiamo dunque a prendere in esame le conclusioni. Citiamo: “Il caso Chit ha portato alla luce la modalità di gestione dei mandati diretti della Logistica. Queste erano spesso discutibili e non conforrmi alle regole della delega e della legge sulle commesse pubbliche”, questo secondo l’estensore del rapporto, è l’aspetto negativo. Positivo, per contro, citiamo ancora, l’orientamento “all’operatività della sezione”. Ovvero, aggiungiamo noi, questo modo di procedere, secondo la tesi del rapporto, vista la mole di lavoro, permetteva di lavorare evitando lungaggini burocratiche. Sul funzionario sanzionato dal Governo con un mese di sospensione, il rapporto dice che vanno considerate attenuanti rilevanti. Attenuanti proposte sotto forma di domande, che sintetizziamo così: fino a che punto il comportamento di un funzionario è passibile di addebiti se ciò rientra in una prassi generale? Accettare il modo di operare della sezione senza formulare proposte di miglioramento ai superiori, può essere motivo per muovere degli addebiti? E ancora: visto il contesto generale sarebbe il caso di allargare l’inchiesta con la conseguenza di interessare un gran numero di funzionari dirigenti mettendo in discussione l’intera struttura? Domande pesanti che il Governo ha risolto come conosciamo. Il rapporto poi ammonisce sul fatto che una punizione solo per il funzionario (poi effettivamente sanzionato) rischierebbe di farlo diventare il capro espiatorio, uno che paga per tutti. La sanzione, suggerisce il rapporto, per essere realmente correttiva non dovrebbe limitarsi ad un singolo funzionario, oltretutto non dirigente, bensì prendere in considerazione pure altri funzionari, anche dirigenti, rappresentativi delle gerarchi decisionali in vigore al momento dei fatti. Nel rapporto si afferma inoltre che “l’imposizione di misure correttive potrebbe permettere una rinuncia alla comminazione di sanzioni per singoli funzionari e avrebbe probabilmente maggior effetto correttivo così da poter coinvolgere intere organizzazioni di lavoro”. Infine il giudizio sul caso Chit: “I mandati alla Chit non rappresentavano un caso particolare, ciò che lo ha reso tale è una circostanza di carattere penale legata al titolare della ditta. In circostanze analoghe la questione sarebbe probabilmente emersa anche con i mandati diretti ad un’altra azienda. Non vi sono prove che la ditta Chit sia stata sistematicamente e palesemente preferita ad altre”. Fine della citazione. AELLE/IC
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