
BSI ha raggiunto un accordo definitivo con il Dipartimento di Giustizia Americano (DOJ) legato all’attività di Private Banking transfrontaliera svolta in passato con la clientela statunitense. Nello specifico, BSI ha concluso un Non Prosecution Agreement (NPA) nel contesto del quale risolve nell’ambito della legge statunitense le pendenze con il DOJ relative al business US svolto in passato e pagherà 211 milioni di dollari.
L'istituto ticinese è la prima banca svizzera di categoria 2 a firmare un accordo di regolarizzazione con gli USA.
BSI ha sottoscritto un accordo di non perseguimento (Non-Prosecution Agreement), ha indicato il DoJ questa sera (ora svizzera) in una conferenza stampa telefonica. La banca si dice pronta a pagare 211 milioni di dollari e a instaurare controlli interni.
L’accordo è il risultato della partecipazione di BSI al Program for Non-Prosecution Agreements o Non-Target Letters for Swiss Banks, annunciato congiuntamente dai governi statunitense e svizzero il 29 agosto 2013. Già nel 2013 la banca aveva effettuato degli accantonamenti preliminari in vista di questo pagamento che è stato contabilizzato nell’esercizio 2014. L’utile netto della banca ammonta così a CHF 2,2 milioni.
Intese con altre banche elvetiche annunciatesi nella categoria 2 saranno presto rese note, afferma il dipartimento.
Il programma imposto dagli USA prevede quattro categorie di classificazione degli istituti, in base alla loro attività. La categoria 1 comprende le banche contro le quali è già stata aperta un'inchiesta penale da parte della giustizia americana, tra cui Credit Suisse, le banche cantonali di Zurigo e Basilea e la Julius Bär. Nella categoria 2 rientrano quelle banche che hanno motivi fondati per credere di aver violato il diritto fiscale statunitense. La categoria 3 comprende quegli istituti che ritengono di non avere violato il diritto fiscale statunitense, la categoria 4 le banche che svolgono un'attività locale (il 98% della clientela è svizzera).
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