
La Banca della Svizzera italiana (BSI) è l'istituto di credito ticinese più vecchio, essendo nato a Lugano nel 1873. "Ebbene - ricorda oggi il Mattino della domenica - già da qualche tempo l’istituto è sul mercato". "A un certo punto - prosegue il giornale leghista - sembrava che l’avrebbe rilevato la Julius Bär, poi l’acquisto è sfumato. Adesso si profila all’orizzonte l’Union bancaire privée di Ginevra, la quale, a quanto pare, ha offerto 1.5 miliardi". Secondo la Lega dei Ticinesi, però "la proprietà della BSI deve rimanere in Ticino. Non solo perché bisogna salvare un istituto storico, ma perché ci sono in ballo quasi mille posti di lavoro nel nostro Cantone. Infatti poco ma sicuro che un qualsiasi acquirente ginevrino sfronderebbe alla grande sul personale. E il risultato dell’acquisizione sarebbero ancora più ticinesi in disoccupazione e in assistenza". Questa la soluzione caldeggiata, da tempo, dalla Lega: BSI la compri BancaStato ad "un miliardo e mezzo", tramite "un prestito obbligazionario ventennale al 2%".
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