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Ticino
BSI, BancaStato e la catastrofe sfiorata
BSI, BancaStato e la catastrofe sfiorata
BSI, BancaStato e la catastrofe sfiorata
Redazione
10 anni fa
Matteo Pronzini e Jacques Ducry interrogano il Consiglio di Stato. "Classe politica irresponsabile e ignorante"

Matteo Pronzini e Jacques Ducry invocano una discussione politica, pubblica e urgente riguardo l'affaire BSI. "Una discussione - spiegano - che ha implicazioni diverse. Da un lato vi è la questione specifica di BSI e di come le pratiche di questa banca abbiano potuto svilupparsi sulla piazza finanziaria ticinese senza che coloro che hanno (o dovrebbero avere, o che millantano) una conoscenza del territorio e delle sue radici economiche, abbiano in qualche modo avuto percezione di quanto stava succedendo."

"Ci pare francamente impossibile credere che chi è addentro “a le segrete cose” (responsabili bancari, membri del governo cantonale, autorità fiscali cantonali, responsabili dei partiti di governo) non abbiano avuto sentore di quanto succedeva. Eppure, veniamo a sapere oggi che già alla fine del 2013 la FINMA  aveva “in maniera indubbia richiamato l’attenzione della banca sui gravi e molteplici rischi connessi a tali relazioni d’affari, ingiungendola a procedere a ulteriori accertamenti”, ipotizzando di fatto quel che è successo in questi giorni."

Alla luce di questi fatti, gli interroganti chiedono al Consiglio di Stato

1. Se fosse a conoscenza del serio e formale avvertimento che la FINMA aveva indirizzato ai dirigenti di BSI alla fine del 2013

2. In caso affermativo, quali passi ha intrapreso presso i dirigenti di BSI e presso la FINMA per accertarsi delle possibili conseguenze che questa situazione avrebbe potuto avere non solo sulla banca, ma anche sulla immagine e le prospettive della piazza finanziaria ticinese e, di conseguenza, per l’intera economia cantonale?

3. In caso affermativo, non ritiene che sarebbe estremamente importante che esso possa disporre di queste informazioni? E, in caso affermativo, quali passi pensa di intraprendere perché questo possa avvenire?

4. Se non ritiene necessario costituire “un gruppo di crisi” , in particolare per gestire l’emergenza di tipo occupazionale e sociale che questa crisi comporterà?

Secondo Pronzini e Ducry, la questione BSI solleva altri interrogativi politicamente rilevanti "che mettono a nudo l’insipienza e la irresponsabilità della classe politica cantonale".

"Non è possibile dimenticare che, solo cinque mesi orsono, la Banca dello Stato del cantone aveva pubblicamente lanciato e diretto una cordata attorno ad una offerta di acquisto di BSI. Un’operazione per lo meno avventata, come purtroppo confermano gli avvenimenti di questi giorni, che mettono a nudo, come detto, l’approssimazione, l’ignoranza, la superficialità della classe politica cantonale."

A testimonianza di questo atteggiamento vengono riportate le dichiarazioni di alcuni esponmenti della politica ticinese, tra cui il consigliere di Stato Christian Vitta: "È importante che per la BSI si trovi una soluzione con degli azionisti interessati a mantenere posti di lavoro, competenze e centro decisionali sul territorio cantonale. I futuri proprietari devono sapere che il Ticino guarda con occhio particolare a questi aspetti. Con BancaStato si arriverebbe a una soluzione ottimale. Si tratta infatti di un operatore locale, che conosciamo bene e che avrebbe interesse a mantenere il legame della BSI col territorio".

Sotto accusa anche Gabriele Pinoja, presidente della commissione parlamentare che vigila sul mandato sull’istituto parapubblico che aveva caldeggiato l'acquisizione di BSI e Attilio Bignasca, che aveva affermato:"Sarebbe la soluzione migliore affinché la sede, i centri decisionali e gli impieghi della BSI, e parliamo di un migliaio di posti di lavoro, rimangano in Ticino, con tutto ciò che ne consegue anche a livello fiscale".

Non sono state risparmiate critiche anche a Rocco Cattaneo, che aveva sostenuto: "La BSI è un istituto nato e cresciuto in Ticino e con una storia. Dal canto suo, BancaStato è una banca sana. È quindi giusto che si approfondisca questa possibilità. Tanto più se ciò permetterebbe di mantenere posti di lavoro in Ticino», a Fiorenzo Dadò e all'ex presidente ad interuim del PS Carlo Lepori, secondo i quali l'operazione permetterebbe di far tornare in Ticino il centro decisionale della BSI e probabilmente di salvare dei posti di lavoro. 

"Solo l’MPS, tra le forze politiche, espresse tutte le sue perplessità e contrarietà nei confronti dell’offerta avanzata dalla cordata diretta da BancaStato", si legge nel testo dell'interrogazione. "Eppure questi stessi rappresentanti dei partiti non vollero assolutamente discutere di questa proposta e delle sue implicazioni".

Gli interroganti si pongono quindi i seguenti interrogativi di carattere politico:

1. Non ritiene il Consiglio di Stato di essere stato perlomeno superficiale nell’abbracciare senza approfondimenti e ulteriori riflessioni la proposta di acquisto di BSI da parte di BancaStato?

2. Non ritiene il Consiglio di Stato che tale situazione ponga problemi di fondo quanto ai meccanismi decisionali delle aziende la cui proprietà è detenuta dal Cantone (BancaStato, AET), in particolare in occasione di scelte che, seppur di carattere puramente finanziario, hanno ripercussioni di fondo sulla natura “pubblica” di queste aziende e sulla loro strategia a medio e lungo termine?

3. Non ritiene il Consiglio di Stato che su tali questioni sia necessario riaprire una discussione politica, in particolare sui meccanismi di decisione e di controllo sulle scelte strategiche delle aziende pubbliche?

4. Non ritiene il Consiglio di Stato che la proposta di BancaStato fosse, alla luce dei fatti emersi, di fatto irresponsabile, segno di una scarsa conoscenza del mercato bancario cantonale, dei suoi attori, della loro situazione e delle loro pratiche, in particolare se con uno di questi attorni si vorrebbe celebrare un “matrimonio” finanziario?

5. Non ritiene il Consiglio di Stato che su questa vicenda sia necessaria una discussione parlamentare che permetta di mettere a fuoco le responsabilità che incombono sui dirigenti di BancaStato per i pericoli che simili atteggiamenti e proposte avrebbero potuto far correre al Cantone?

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