
Norman Gobbi, fino a qualche tempo fa, sedeva nel Consiglio d’amministrazione dell’azienda elettrica ticinese. Con il nuovo Consiglio, ha scelto di non chiedere il rinnovo del suo mandato, lasciando il suo posto a Ronald Ogna. “Uno che quel lavoro può farlo meglio di me”, precisa subito Gobbi. Gobbi come ha reagito all’arresto di Reto Brunett? “Non mi ha sorpreso più di quel tanto. Gli elementi che erano emersi quando il Consiglio d’amministrazione aveva deciso di troncare il rapporto di lavoro, facevano già pensare a discorsi penali”. Lei ha avuto a che fare due anni con Reto Brunett. Prima del caso Zet non erano mai emersi comportamenti inadeguati? “E come no? Sin dall’inizio del mandato, il Consiglio d’amministrazione aveva ripreso più volte Brunett per il suo modo di agire. Nel senso che escludeva sistematicamente la direzione dalla conduzione dell’azienda. E a noi questo non stava bene, soprattutto dopo quanto accaduto con Paolo Rossi. Ma Brunett è sempre venuto in Consiglio d’amministrazione a dirci che andava tutto bene. Era il “signor va tutto bene” ” Chi ha scelto Reto Brunett come direttore? “Brunett è stato scelto da una commissione del Consiglio d’amministrazione, formata dall’allora presidente Mauro Dell’Ambrogio, da Michele Foletti, Fabio Bacchetta-Cattori e Fabio Pedrina”. Come mai una commissione? “Perché Mauro Dell’Ambrogio temeva delle fughe di notizie. Certo, a pensarci oggi, se quella scelta fosse stata discussa in maniera più aperta in Consiglio d’Amministrazione, forse non saremmo a questi punti…” Sul caso Brunett, il Consiglio di Amministrazione ha qualcosa da rimproverarsi? “Il Consiglio ha fatto un buon lavoro. In fondo è merito di questo Consiglio se la vicenda Zet è venuta alla luce”. Ma c’è chi dice che dopo due anni di bufera, il Governo avrebbe dovuto rinnovare il Consiglio e non farlo fotocopia… “Fa la domanda alla persona sbagliata…Io sono l’unico ad essermene andato. E la Lega è l’unico partito ad aver rinnovato la sua rappresentanza. Il Governo non c’entra nulla. Sono i partiti che scelgono i consiglieri d’amministrazione. E se c’è una colpa, la colpa è dei partiti” Anche a lei, come successo ad altri membri del Consiglio d’amministrazione, la vicenda Brunett fa rivedere il giudizio sul rapporto KPMG? “Guardi, quello che proprio non vorrei è che il rapporto KPMG, a questo punto, venga visto solo come aria fritta. Perché non è così. Ci sono punti in quel rapporto, magari forzati un po’ da Brunett, che sono e restano molto importanti. Alcune operazioni fatte da Paolo Rossi, ed evidenziate da KPMG, restano per me poco chiare e di sicuro poco salutari per l’azienda” Lei è stato membro del Consiglio d’amministrazione ed è leghista. Giuliano Bignasca è da anni che cannoneggia l’azienda senza sosta. Le ha mai creato disagio o imbarazzo questa situazione? La Lega ha fatto bene a fare la sua campagna contro AET o ha esagerato? “No, nessun imbarazzo. La Lega, certo con i suoi toni accesi, ha denunciato problemi di conduzione reali. O che tali si sono dimostrati. Uno fra tutti, la questione legata all’olio di palma”. E ora Gobbi che deve fare l’AET? “Io dico che l’AET deve ritornare a fare quello che sa fare. Commercio, idroelettrico e centrale a carbone. E qualche progetto sulle rinnovabili. Perché non abbiamo le competenze tecniche e le risorse finanziare per imbarcarci in nuove avventure tipo quelle del passato”. AELLE
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