
È uno dei processi più attesi quello che vede alla sbarra Reto Brunett, ex direttore dell’AET accusato di infedeltà nella gestione della cosa pubblica e corruzione passiva. Il tutto riferito all’acquisto della ZET AG, una società di consulenze che AET avrebbe comperato e sulla correttezza del prezzo pagato sussitono molti dubbi. Sul banco degli accusati anche il proprietario della ZET, ovvero Roland Zimmerli. Già 45 minuti prima dell’inizio del processo Brunett si è presentato con la sua agguerritissima schiera di avvocati zurighesi. Nemmeno il tempo di iniziare che subito la difesa chiede che non si entri nella sfera personale e patrimoniale di Brunett. Poi viene ripercorsa la vita dei due imputati. Si sono conosciuti negli anni ’90 e hanno consolidato un rapporto professionale di oltre dieci anni, sfociato anche in un rapporto personale di amicizia. Ma il nocciolo della storia risiede qui: Brunet avrebbe acquistato una villa da due milioni a Minusio. In seguito avrebbe avuto bisogno di 500'000 franchi per pagarla. Questi soldi erano l’ammontare di un prestito concesso a Zimmerli. Il consulente bancario di Brunett consiglia allo stesso di farsi restituire il prestito. Ma c’erano anche altre opzioni sul tavolo, tra le quali ipotecare una proprietà che lo stesso ex diretore di AET aveva in Svizzera interna. L’ipotesi, tutta da provare, sarebbe che Brunet abbia favorito l’acquisto della ZET da parte di AET in modo che Zimmerli avesse i soldi per poter restituire il prestito. Un’ipotesi, bene sottolinearlo. Secondo la strategia di Brunett, la ZET copriva una lacuna di AET in materia di consulenza. Il prezzo sarebbe stato di 4,6 milioni di franchi. Zimmerli valutava la sua azienda cinque milioni. Il fatturato era di 900'000 franchi annui. Sempre secondo le congetture AET avrebbe fornito mandati alla ZET per aumentarne il valore. “Come pagare la propria moglie per vederle le gambe” ha commentato il giudice Zali. Ora sarà una perizia che verrà presentata che dovrebbe stabilire il giusto valore della ZET. red
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