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Brissago, l'aggressore non si è fermato
Brissago, l'aggressore non si è fermato
Brissago, l'aggressore non si è fermato
Redazione
9 anni fa
Ancora da chiarire la dinamica della morte del 38enne richiedente l'asilo, raggiunto da tre colpi

Ieri per gli inquirenti è stata una giornata interlocutoria, dopo un sabato burrascoso passato ad analizzare quanto avvenuto nella tarda serata di venerdì nella casa del Soccorso Operaio Svizzero nel nucleo di Brissago. Ma sono ancora molti i quesiti che la polizia scientifica di Zurigo, ente esterno chiamato a indagare sulla tragedia, dovrà chiarire. 

Secondo quanto riportano il Corriere del Ticino e il Giornale del Popolo, l'agente 28enne, da cinque anni in servizio, ha intimato al 38enne dello Sri Lanka di fermarsi e di lasciare i coltelli che brandiva in mano (uno da cucina, uno più piccolo). Ma lui ha continuato ad avanzare, cercando di scagliarsi contro i suoi due connazionali. Tempo due o tre secondi, l'agente ha sparato. Dapprima due colpi, poi un terzo visto che l'uomo non si fermava. Tre colpi che hanno raggiunto la parte alta del corpo del 38enne perché l'unica a tiro. Gli agenti hanno prestato subito i primi soccorsi, ma il 38enne morirà sul posto prima che i sanitari potranno portarlo all'ospedale.

Che l'agente abbia sparato per legittima difesa è fuori dubbio. L'inchiesta dovrà ora appurare se l'agente abbia agito in misura proporzionata rispetto al pericolo esistente per i due profughi, per sé stesso e per gli agenti che lo seguivano.  

Nel frattempo il sindaco di Brissago Roberto Ponti, scosso per quanto avvenuto, ha espresso preoccupazione per la gestione dei rifugiati in paese: "Finora c'era stato solo qualche problema sporadico. Ma questo dramma ci fa chiedere se sia giusto che i richiedenti l'asilo vengano ospitati in strutture simili o se non sia più opportuno accoglierli in centri meglio attrezzati". A Brissago, ha aggiunto il sindaco, non c'è un posto di polizia e anche le guardie di confine non sempre sono in dogana. 

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