
La diffusione del coleottero invasivo dell'alloro (o dell'ambrosia - Xylosandrus compactus) sta assumendo proporzioni preoccupanti nella regione Brissago–Ascona. A segnalarlo è il Dr. Paul O. Hassa, biologo dell’Università di Zurigo, che in una comunicazione alle autorità ha documentato come almeno il 30% degli allori e fino al 20% delle magnolie sempreverdi risultino già colpiti. Alcuni esemplari, infettati da anni, stanno difatti morendo. "Particolarmente colpiti sono soprattutto i terreni lungo la riva del lago Brissago-Ascona e la zona inferiore di Brissago-Lovrone. Alcuni allori stanno già morendo dall'infestazione iniziale di 2-3 anni fa. Da quest'anno anche a Locarno si osservano sempre più spesso i sintomi tipici dell'infestazione su alberi e arbusti di L. nobilis. È quindi solo una questione di tempo prima che anche le piantagioni di tè della Casa del Tè e dei Terreni alla Maggi siano infestate dal parassita", spiega il biologo.
L'insetto
Il parassita, originario dell’Asia, scava gallerie nel legno e trasmette funghi che compromettono il sistema vascolare, portando alla morte delle piante nel giro di pochi anni. Se inizialmente erano stati attaccati soprattutto alberi deboli, oggi l’infestazione è così diffusa che perfino delle piante di avocado sane mostrano sintomi. Preoccupa in particolare il contagio, seppur sporadico, di vite, olivo, fico, cachi e altre specie frutticole, fondamentali per l’agricoltura locale. Non si esclude inoltre un impatto sui castagni, con rischi significativi anche per i boschi del Ticino. Le piante ospiti fortemente infestate muoiono di solito dopo circa 3-5 anni.
Le soluzioni
Secondo Hassa, trappole e prodotti chimici non rappresentano soluzioni sostenibili: gli insetticidi comportano gravi danni ecologici, mentre i fungicidi rischiano di generare resistenze. L’unica strada percorribile è quella delle misure fitosanitarie sistematiche, con la rimozione e l’incenerimento degli allori infestati, potature mirate e un monitoraggio aereo tramite droni per mappare con precisione la diffusione del coleottero. A complicare la situazione vi è anche la presenza del coleottero giapponese (Popillia japonica), che attacca molte delle stesse specie e rende gli alberi più vulnerabili al coleottero dell'alloro. Soprattutto nelle regioni con popolazioni molto numerose di coleotteri giapponesi, la situazione potrebbe quindi aggravarsi notevolmente nei prossimi anni per la viticoltura e la frutticoltura, se non verranno adottate misure più incisive contro i due coleotteri asiatici. “Solo un’azione coordinata tra autorità, giardinieri e aziende forestali – avverte il biologo – potrà evitare che questa piaga diventi una minaccia strutturale per frutteti, vigneti e boschi del Ticino”.

