
Già di primo mattino stanno giungendo i commenti dei politici di casa nostra sullo storico voto della Gran Bretagna, i cui cittadini hanno deciso con una maggioranza di circa il 51,5% di uscire dall'Unione europea.
"Una scelta di coraggio, libertà e autodeterminazione" ha scritto su Twitter il consigliere di Stato Norman Gobbi, evidentemente soddisfatto. "Mentre in Svizzera c'è chi (socialista) mira ancora all'adesione all'UE..."
"Una nuova alba per la Gran Bretagna" ha invece scritto, in inglese, la consigliera nazionale leghista Roberta Pantani, anche lei felice per l'esito del voto.
"Brexit!!!!!!!! (con otto punti esclamativi)" scrive invece il deputato leghista Boris Bignasca. "Oggi inizia la fine della dittatura dei burocrati di Bruxelles! Basta UE! Grazie UK!"
"Mi congratulo con gli inglesi per il loro coraggio e la loro indipendenza!" ha dal canto suo scritto la consigliera nazionale UDC Natalie Rickli, un'altra dei politici che stanno esultando, alla pari del granconsigliere Tiziano Galeazzi: "Brexit: l'inizio della fine di una dittatura pilotata da anni. Le nazioni torneranno ad essere ancora autonome e le popolazioni libere. Ora il toto uscita delle prossime. Polonia? Grecia? Spagna? Ungheria?". Per Galeazzi si tratta inequivocabilmente di una "sconfitta della sinistra europea che si rispecchierà su quella svizzera.... volonterosa di far entrare il nostro Paese nel club dei falliti".
Gli fa eco il compagno di partito Alain Bühler, che si auspica una presa di posizione decisa da parte del Consiglio federale: "Come si suol dire... "Quando si chiude una porta, si apre un portone".Ora bisogna solo sperare che il Consiglio federale colga l'opportunità e che giochi al meglio la sua partita nello scacchiere europeo". Bühler definisce l'esito della votazione "la più grande lezione di democrazia all'indirizzo di Bruxelles e di chi ha tentato di affossare il Brexit con il terrore!"
"I divorzi costano caro, ma quel che si costruirà dopo sarà ancora migliore di prima!" commenta un'altra democentrista, la deputata Lara Filippini.
Il capogruppo della Lega in Gran consiglio Daniele Caverzasio elogia la vittoria della democrazia: "Quando vota il popolo è sempre una vittoria della democrazia. Gli inglesi hanno votato, a differenza di altre nazioni, sulla loro permanenza o meno in questa UE ed hanno scelto. Scelgono così di abbandonare questa Europa, quella della moneta unica (che la GB aveva la fortuna di non avere), dei confini sguarniti, dei burocrati. Passa il Brexit e lasciano un Europa sempre più in agonia. Egoismo ? No... Buon senso".
Non appare molto sorpreso il granconsigliere PPD Lorenzo Jelmini: "Inghilterra fuori dall'Europa? Ma perché ci era mai stata dentro???"
Ad esultare è soprattutto l'area di centro-destra, ma le prime voci iniziano a levarsi anche dalla sinistra ticinese, in particolare da quella più critica nei confronti dell'UE. Massimiliano Ay celebra lo "scossone contro l’imperialismo e il neo-liberismo. Ma non illudiamoci: uscire non basta, ci vuole la fine di austerity e apertura ai BRICS".
Dal centro, il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli (PPD) commenta invece così: "Il locale oggi ha vinto sul globale, perchè non si è saputo ascoltare e rispondere ai bisogni non solo materiali della popolazione."
Tra coloro che invece non festeggiano ci sono gli europeisti convinti, come il consigliere di Stato Manuele Bertoli. "Non sono sorpreso" esordisce il direttore del DECS, da noi raggiunto telefonicamente. "Mi pareva che ci fosse un vento di questo tipo. Qualcosa poteva cambiare con l'uccisione della deputata laburista, ma evidentemente non è andata così."
"Mi pare che gli inglesi abbiano dato avvio a una nuova stagione di nazionalismi in Europa" prosegue Bertoli, "il che non è un bene né per l'Inghilterra né per l'Europa."
"L'Europa ne esce più debole rispetto agli altri key player, come Cina o Russia" afferma ancora Bertoli. "E non è una buona cosa per la gente normale che aspira solo a trovare un lavoro."
Il consigliere di Stato ritiene comunque che l'Unione europea ha un futuro. "Sicuramente da oggi l'UE è più debole, ma la costruzione dell'Europa continuerà."
Il presidente del PS ticinese Igor Righini è più cauto nel giudicare eventuali ripercussioni per la Svizzera: "È presto per trarre delle conclusioni. La Gran Bretagna ha deciso ma bisogna attendere la reazione dell'Unione europea. Non dimentichiamoci che viviamo in un altro contesto, nel cuore geografico dell’Europa e con una popolazione culturalmente diversa. Con l’UE abbiamo sottoscritto degli accordi bilaterali e la decisione della Gran Bretagna non può modificare di tanto la nostra situazione".
"Gli scenari che vedono delle ripercussioni per la Svizzera non sono veritieri. Continueremo a vivere la nostra storia", ha sostenuto Righini ai nostri microfoni.
Righini ammette però che questa Europa non è più quella voluta inizialmente: "Si manifesta con attenzioni politiche nei confronti della finanza, diciamo che è lo specchio della realtà politica dominante, ovvero la destra che rappresenta i grandi interessi finanziari".
"Una realtà a cui il PS si oppone, fintanto che non verrà prestata la giusta attenzione anche alle persone comuni, che inseguono un salario e un impiego dignitosi”, conclude Righini.
Un cambiamento che si auspica anche il granconsigliere Henrik Bang: "Che vi sia ora una possibilità per creare la vera Europa e non questa che é in mano alla "gossagine" di spregiudicati finanzieri privi di etica e rispetto per il popolo".
La consigliera nazionale Marina Carobbio evidenzia a sua volta come il voto dei britannici sia la conseguenza di problemi sociali "ai quali invece di rispondere con più giustizia sociale e con misure volte a combattere le derive della globalizzazione, sia l’Europa che l’Inghilterra hanno risposto con politiche di austerità e neoliberiste che hanno fatto aumentare le disuguaglianze e favorito le élite economiche e finanziarie".
Carobbio si preoccupa del rafforzamento dei nazionalismi qualora non venissero introdotte delle risposte sociali adeguate, anche alle nostre latitudini. "Partendo dal Brexit ci sarà la volontà dell’Europa e dei suoi Stati di lasciare alle spalle le politiche neoliberiste e diventare più sociali?", si chiede la consigliera nazionale socialista. "C’è da augurarselo, perché altrimenti, si assisterà a un ulteriore rafforzamento dei movimenti nazionalisti. Non è di chiusura che abbiamo bisogno dopo il Brexit, bensì di maggiore solidarietà. Per la Svizzera si apre un periodo di ulteriore incertezza per quanto riguarda i suoi rapporti con l’UE e per l’applicazione dell’iniziativa immigrazione di massa, ma proprio per questo mi auguro che i partiti di centro, ma anche il mondo economico, non si lascino attrarre ancora una volta dalle sirene della destra e che si rendano conto che ci vogliono finalmente misure per rafforzare la coesione sociale e a difesa dei posti di lavoro".
Il consigliere nazionale Marco Romano condivide le critiche ai vertici di Bruxelles, ma è cauto su eventuali scenari futuri: "L’attuale Unione europea ha assunto una forma e un funzionamento troppo tecnocratici, privi di legittimità democratica e incapaci di affrontare le reali priorità. Il voto inglese genera un scossa alla comunità europea, occorre che l’intero sistema sia “resettato”. E la Svizzera? Beh i mercati finanziari creano almeno a corto termine problemi rilevanti. Istituzionalmente si apre un nuovo capitolo...tutto da definire e nel quale posizionarsi..."
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