Cerca e trova immobili
Ticino
Brexit? "Dipenderà dalla pioggia"
Brexit? "Dipenderà dalla pioggia"
Brexit? "Dipenderà dalla pioggia"
Redazione
10 anni fa
Intervista al professor Mauro Baranzini: "Scenario fattibile, la Gran Bretagna vuole difendere la sua indentità"

Settimana prossima la Gran Bretagna deciderà se uscire o meno dall'Unione europea. Il "Brexit" non è solo uno spauracchio ma, stando ai recenti sondaggi che danno favorevoli in testa, una possibilità sempre più concreta. Negli ambienti economici da tempo si discute sulle conseguenze per tutti gli attori coinvolti, partendo ovviamente dalla Gran Bretagna fino ad arrivare alle nostre latitudini.

Ripercussioni negative per la Gran Bretagna e i Paesi europei sono state smentite, per esempio, da Alfonso Tuor nel suo editoriale di ieri. Oggi abbiamo interpellato Mauro Baranzini, professore ordinario di Economia politica dell'USI, che conosce bene la realtà britannica, essendo stato anche lecturer and director of studies in economics al The Queen’s College dell’Università di Oxford. 

Il prossimo 23 giugno in Gran Bretagna si voterà sull’uscita dall’Unione europea. I sondaggi danno in testa i favorevoli, è uno scenario davvero fattibile?"Dopo mesi in cui erano in testa i "remain" (rimaniamo), da una settimana sono in testa i "leave" (usciamo) con circa 3 punti di vantaggio. Il Brexit (cioè l'uscita dall'UE) è fattibile. Dipenderà da che tempo farà giovedì 23 giugno, giorno della votazione: se farà bel tempo i giovani andranno in massa a votare, e loro sono per restare nell'Unione Europea. Se farà brutto tempo, i giovani saranno meno motivati ad andare a votare e i meno giovani andranno in ogni caso: la probabilità che la Gran Bretagna esca sarà più alta".

In caso di vittoria del sì, quali sarebbero le conseguenze per la Gran Bretagna?"Nel breve periodo potrebbe prevalere l'incertezza, ma non è sicuro. Nel lungo periodo c'è chi sostiene che la crescita economica del Regno Unito ne beneficerà, perchè gli inglesi hanno sempre guardato all'America, al Medio e Estremo Oriente come forti partners commerciali. Non è commerciando con l'Europa che la Gran Bretagna fa affari; anzi la bilancia commerciale verso l'Europa è in forte passivo, il che significa che gli inglesi lasciano sul continente circa 1,5 milioni di posti di lavoro, che potrebbero riportare a casa se l'Unione Europea applicherà ritorsioni (ma credo che non lo farà)".

L’Unione europea verrebbe sconfessata da una vittoria del sì? Bruxelles perderà legittimità oppure supererà indenne l’uscita di scena della Gran Bretagna?"Nel breve periodo l'UE uscirebbe indebolita, è innegabile; ma non sarà una catastrofe. Se l'UE saprà reagire in modo positivo, sopratutto divenendo più rispettosa delle sovranità nazionali e delle minoranze, potrebbe anche riemergere come una realtà positiva. Ma dovrà imparare ad essere più federalista, e meno centralista. Credo che nessuno si auspichi un crollo dell'UE, perchè, non dimentichiamolo, in un modo o nell'altro ha presevato la pace sul nostro continente negli utlimi 70 anni".

Per la Svizzera si prospetta uno shock pari a quello registrato nel 2015 con l’abbandono del tasso di cambio fisso franco-euro. Quali sono gli scenari possibili secondo lei?"Se la Gran Bretagna dovesse uscire dall'UE, nei primi giorni post 23 giugno il franco potrebbe guadagnare ulteriore terreno contro l'Euro e la sterlina inglese. Ma non durerà a lungo, e già in luglio o agosto, tornerà a 1,10 contro l'euro. È dal 1971 che il franco continua a rivalutarsi contro quasi tutte le monete; eppure la bilancia commerciale e dei servizi svizzera scoppia di salute. Certo, alcuni settori soffrono, come quello del turismo, della distribuzione o della produzione a basso valore aggiunto. Ma ne abbiamo viste di peggiori".

Quella della Gran Bretagna è una decisione sì storica, ma forse un po’preannunciata. Alla fine non è mai stata veramente un Paese totalmente membro dell’UE (ha mantenuto la propria moneta e misure protezionistiche nei confronti del suo mercato del lavoro, misure che la Svizzera – che membro non è – non ha mai potuto attuare), cosa che potrebbe garantirle una certa "immunità"…"Ho sempre detto che la Gran Bretagna è solo con mezzo piede nell'UE: non ha voluto l'Euro, non fa parte del trattato di Schengen (che costa un occhio della testa anche alla Svizzera), e ha un'opzione di uscita se del caso dal Trattato di Lisbona (la mini-costituzione UE). È dal 1066 (certo proprio quasi mille anni fa) che la Gran Bretagna non è più stata invasa da stranieri: ha sconfitto la Grande Armata (flotta) di Spagna, Portogallo e altri stati continentali nel 1588, ha tenuto a bada Napoleone e Hitler e si è sempre situata a metà strada tra continente europeo e Americhe. Ma è stata la culla delle rivoluzioni industriali, ha imposto il suo impero, e non da ultimo ha imposto al mondo la sua lingua. Inoltre Londra è la piazza finanziaria e culturale più importante del mondo. Quindi, non la si potrà mettere in ginocchio di certo".

Svizzera e Gran Bretagna sono accomunate da un sentimento anti-europeo? Le perplessità elvetiche sono le stesse espresse anche dai sudditi di Sua Maestà?"Fondamentalmente sì. La voglia di difendere la propria indentità, di non farsi imporre le regole e le leggi da Bruxelles. Gli inglesi sono risentiti del fatto che il 60% delle leggi approvate a Westminster siano imposte da Bruxelles, e faticano a farsi comandare da una Commissione Europea "non eletta" come dicono loro. Ma la Svizzera non deve illudersi che Bruxelles sarà subito e necessariamente più tenera con Berna se il 23 di giugno la Gran Bretagna volta le spalle all'UE. Affaire à suivre..."

nic

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata