
Tito Bravo: “20 anni di lavoro e nessuna denuncia” “In 20 anni di vita notturna non ho mai collezionato una denuncia”. Con queste parole, lette da un foglietto estratto dal taschino della giacca – elegante come la camicia bianca stirata di fresco – il re dalla movida luganese si è presentato alla Corte riassumendo in poche righe la sua vita. Agente di polizia in Perù, Tito Bravo giunge in Ticino nell'89. Vent'anni dopo quel poliziotto promosso a sottotenente a Lugano diventa il re della modiva, prima di venir travolto da una delle inchieste più calde degli ultimi anni: il movidagate. Per Bravo anche reati contro la persona … Accanto a lui, sul banco degli imputati, il socio in affari Paolo Guarnieri, responsabile marketing del casinò di Lugano. Per il procuratore generale John Noseda entrambi devono rispondere di lunga una serie di reati finanziari. Per Moron si aggiungono pure reati contro la persona e lesioni semplici per aver ordinato a tre dipendenti della sicurezza del Nyx di rinchiudere con forza in un ripostiglio della discoteca due avventori, prima di abbandonarli sul ciglio della strada malridotti. I giochetti contabili di Bravo Ipotesi, queste, passate al setaccio dal giudice nella prima giornata di processo. A cominciare dai reati finanziari legati ad alcune società gestite da Tito Bravo, società come il Desperados come il Madai, il Privilege e il Pasha. Stando alla pubblica accusa Tito Bravo - dal 2008 al 2012 - avrebbe omesso di contabilizzare una parte degli incassi delle discoteche, sottraendo nel contempo denaro per scopi privati. Uno stratagemma rudimentale che gli avrebbe consentito di non dichiarare diverse centinaia di migliaia di franchi allo Stato. Di qui l'accusa di amministrazione infedele aggravata, falsità in documenti e ripetuta bancarotta fraudolenta. Accuse che Tito Bravo respinge come può: “la contabilità non è il mio forte, ha detto in aula”. Guarnieri: “Le fatture erano inventate, ma coprivano spese reali” Anche Paolo Guarnieri deve rispondere singolarmente di alcuni reati. Su tutti, quello di truffa per aver ingannato con astuzia i dirigenti della CasinòLugano. Nel 2009 avrebbe allestito rimborsi fittizi per un ammontare di 36 mila franchi. Tesi respinta perentoriamente dall'imputato: “Ho inventato queste fattura, ma i servizi li ho svolti per davvero. Le ho dovute inventare perché i pagamenti erano avvenuti in nero”. La doppia contabilità del Nyx Da ultimo, il capitolo Nyx. Le accuse mosse in correità sono quelle di ripetuta truffa. Vittima del raggiro, un imprenditore ginevrino e socio azionista. Il quale sarebbe stato indotto dai due imputati ad acquistare il 35 % delle azioni facendogli sborsare un milione di franchi nonostante la società Nyx all’epoca non valesse tutti quei soldi come invece attestava il bilancio falso annesso al contratto per la vendita delle azioni. “È stata una leggerezza”, ha commentato Tito Bravo. Alla truffa si aggiunge poi il reato di ripetuta amministrazione infedele per aver creato una contabilità parallela. Fatto ammesso in aula da Tito Bravo. Nel locale ci contabilizzava unicamente gli incassi di una cassa. Gli altri importi venivano prelevati. L’atto di accusa del procuratore generale John Nodesa parla di 4 milioni. Il processo riprenderà domani. La fine del dibattimento è attesa per mercoledì. fp
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