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Ticino
Braccio di ferro fra cliniche private e Cantone
Foto CdT/Maffi
Foto CdT/Maffi
Redazione
5 anni fa
Le strutture mediche rivendicano un sostegno del Dss di fronte al calo massiccio delle entrate e alle spese supplementari affrontate per gestire la pandemia

È braccio di ferro fra cliniche private e il Cantone. La causa? Il mancato riconoscimento delle spese supplementari sostenute dalle strutture mediche dall’inizio della pandemia. A darne notizia è il domenicale ilCaffè.

Giù le entrate, su le spese
La situazione finanziaria delle cliniche private si è aggravata con il blocco, ordinato dal Consiglio federale, delle attività non urgenti fra marzo e aprile dello scorso anno. Stando al Caffè, le perdite si aggirerebbero nell’ordine dei diversi milioni per buona parte delle cliniche ticinesi:

- Moncucco: mancati introiti per circa 6.500.000 franchi; spese per 3.700.000
- Hildebrand: mancati introiti per 500.000; spese per 350.000
- ArsMedica: mancati introiti per 4.000.000; spese per 100.000
- Santa Chiara: mancati introiti per 1.800.000; spese per 2.300.000
- Sant’Anna: mancati introiti per 1.000.000 e spese per 100.000 franchi.

A titolo di paragone, l’EOC ha subito un calo delle entrate di 40 milioni, a fronte di spese straordinarie pari a 10 milioni.

Dalle parole ai fatti
Al Cantone alcune cliniche chiedono un riconoscimento per quanto speso, a fronte pure di entrate ridotte. Un paio di settimane fa, l’Ars Medica di Gravesano e la Sant’Anna di Sorengo hanno presentato al Dss un conto che si aggirerebbe intorno ai 5 milioni di franchi, sebbene la direzione comune delle due cliniche non abbia voluto confermare l’importo.
Sul lago Maggiore, il clima è ancora più tempestoso che sul Ceresio: al Caffè, Daniela Soldati, direttrice della Santa Chiara di Locarno, ha affermato che al Tribunale amministrativo cantonale è pendente un loro ricorso, in cui domandano che la clinica non venga più inserita nelle rete cantonale Covid. Al settimanale, Soldati ha aggiunto: «Il Cantone ci precetti pure, basta che paghi ogni anno gli stipendi ai nostri dipendenti».

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