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Ticino
“Bottom-up”: un'iniziativa insufficiente
“Bottom-up”: un'iniziativa insufficiente
“Bottom-up”: un'iniziativa insufficiente
Redazione
10 anni fa
Per l'USS, la misura non risolve i gravi problemi del mondo del lavoro: "bassi salari e abusi di ogni genere"

L'USS-Ticino e Moesa ha preso atto della clausola di salvaguardia “bottom-up” presentata dal Dipartimento delle finanze e dell'economia per l'applicazione dell'iniziativa contro l'immigrazione di massa. Il modello, secondo il Cantone, dovrebbe permettere di adottare misure per porre rimedio alle conseguenze negative della libera circolazione delle persone. Questo modello, secondo il DFE, permette di intervenire con misure di salvaguardia e di limitazione dell'immigrazione in caso di situazioni di comprovata distorsione del mercato del lavoro, come pressioni rilevanti sull'occupazione o sui salari. Esso prevede misure decentrate e federaliste, che dovrebbero consentire di tenere in considerazione le particolarità dei Cantoni, come quelle del Ticino.

Secondo l'Unione Sindacale, "la clausola, come d'altra parte indicato chiaramente nei documenti, risponde però unicamente all'esigenza di rendere compatibile il nuovo art. 121a sull'immigrazione di massa, approvato in votazione popolare il 9 febbraio 2014, con la libera circolazione delle persone e gli accordi bilaterali tra la Svizzera e l'Unione Europea."

Per i sindacati la discussa clausola "non permetterà invece di risolvere i gravi problemi del Cantone Ticino, particolarmente colpito dal fenomeno del dumping salariale e sociale, dei bassi salari, della precarizzazione dei rapporti di lavoro e di abusi di ogni genere. L'USS-Ti giudica pertanto questo modello assolutamente insufficiente. Non ci si può accontentare di interventi mirati su singoli settori in caso di manifeste e comprovate distorsioni. Prevedere la preferenza indigena e tetti massimi non risolve il problema. Sono assolutamente necessarie misure strutturali che impediscano l'applicazione in Ticino di condizioni salariali che non permettono di vivere nel nostro Cantone."

L'USS-Ti nel giugno dello scorso anno, già aveva formulato alcune proposte alternative nel documento “No al dumping, analisi del mercato del lavoro in Ticino e proposte operative”:

  • la generalizzazione dei contratti collettivi di lavoro,
  • l'adozione di contratti normali di lavoro con salari minimi e scale salariali che tengano conto delle mansioni, dell'esperienza e dei titoli di studio,
  • la limitazione del numero dei precari nelle aziende,
  • l'adozione di sanzioni dissuasive in caso di abusi,
  • la protezione dai licenziamenti dei rappresentanti dei lavoratori,
  • la garanzia d'accesso dei sindacalisti ai posti di lavoro

L'USS-Ti invita quindi il Consiglio di Stato ad adottare urgentemente misure di competenza cantonale e a farsi parte attiva presso le Autorità federali affinché vengano adottate adeguate misure a livello federale.

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