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Società
Bot impiegati al telefono amico? Non in Ticino. Lo psicologo: «Prudenza»
Red.
2 ore fa
Dei chatbot con IA al posto delle persone dietro agli schermi del Telefono amico. Il progetto in sperimentazione in Svizzera - che per ora non tocca il Ticino - sta facendo parlare di sé, e non mancano voci critiche

Chiedete aiuto alla chat del telefono amico, vi risponde un bot basato sull’intelligenza artificiale. È quanto vi può accedere qui in Svizzera, dove è in corso una sperimentazione motivata dal crescente numero di richieste che gli operatori non riescono a soddisfare. Per capire se questa possibilità sia presa in considerazione anche in Ticino, abbiamo contattato Vera Bianda, responsabile delle relazioni pubbliche di Telefono Amico Ticino e Grigioni. «In Ticino questa possibilità non viene valutata. La chat è attiva, ma con orari limitati, diversamente da quanto avviene nella Svizzera interna», ci ha spiegato. «Questo è dovuto, purtroppo, alla mancanza di volontari. A tal riguardo è appena partito un nuovo corso, specifico per chi desidera fare volontariato in chat, con l’obiettivo di aumentare il numero di volontari e quindi ampliare le fasce orarie in cui è possibile rispondere. Sempre con una persona: al momento, come detto, il ricorso a un bot non viene preso in considerazione».

Lo psicologo: «Prudenza»

La richiesta comunque c’è e il bisogno è presente, indicano anche dal Ticino, aggiungendo che si cercano sempre volontari. Proprio per questo motivo, tornando oltre Gottardo, è nata la decisione di sperimentare con l’intelligenza artificiale. Ma cosa ne pensano psicologi e psicoterapeuti di questo aiuto digitale? Lo abbiamo chiesto a Marco Celoria, presidente dell’Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica della Svizzera italiana. «Si tratta di novità tecnologiche e la sperimentazione sull’essere umano è ancora troppo precoce. Avrei atteso ulteriori sviluppi: non sapere quali effetti possano esserci, soprattutto nel medio e lungo termine, pone una questione molto importante. Dal punto di vista scientifico, mi sembra un’innovazione prematura». Tra i rischi, lo stesso Telefono Amico indica quello di creare dipendenza: per questo i loro bot saranno progettati per mantenere la massima distanza relazionale. «Questo è sicuramente il pericolo maggiore», ribadisce Celoria. «A Telefono Amico si rivolgono soprattutto persone in situazioni di fragilità, che cercano una relazione. In quei momenti, il bisogno può essere confuso con una relazione che in realtà è però con una macchina, non con una persona. Una macchina che non è in grado di interpretare tutta una serie di segnali delicati, come la sensibilità e l’ambivalenza. Su questo sarei davvero molto prudente».

«Tante richieste, una questione da affrontare»

Ma viste le tante richieste l’alternativa, abbiamo chiesto a Celoria, potrebbe essere che non risponda nessuno. Un bot capace di calmare temporaneamente chi si trova in difficoltà non potrebbe comunque essere d’aiuto? «È un problema che sta vivendo tutto il settore della sanità pubblica. Anche noi psicologi e psicoterapeuti siamo sommersi da richieste legate a questi bisogni. Credo che la questione vada affrontata a 360 gradi, tenendo conto del momento particolare che attraversa la nostra società: perché c’è così tanta richiesta? Perché c’è così tanto bisogno di relazione e di esseri umani che rispondano, e non di macchine? Probabilmente uno dei motivi è che le occasioni di relazione sono sempre meno. Perciò rispondere ancora una volta con una macchina a un bisogno umano non mi sembra una risposta che riconosca chiaramente la natura di questa domanda».