
In un primo tempo era stato assolto. Ma dopo l'intervento dei giudici di Losanna è invece giunto il decreto d'accusa.
Nei confronti del direttore del Mattinonline Boris Bignasca, già direttore pure del giornale gratuito 10 Minuti, è stato emanato dal procuratore pubblico Andrea Pagani un decreto d'accusa che propone la condanna a 45 aliquote gionaliere da 90 franchi, sospese condizionalmente per due anni, e una multa di 500 franchi, per diffamazione, ingiuria, mancata opposizione a una pubblicazione punibile e ripetuta infrazione alla Legge federale contro la concorrenza sleale.
Il figlio di Giuliano Bignasca avrebbe diffamato la Regiopress SA ed il direttore de La Regione Matteo Caratti in un articolo intitolato "La Regione: un giornale di assassini?", nel quale si relazionava il suicidio di un avvocato luganese con un servizio apparso alcuni giorni prima del tragico gesto sul quotidiano bellinzonese.
Nel marzo 2013, ricordiamo, lo stesso procuratore pubblico Andrea Pagani aveva liquidato le denunce di Regiopress e Caratti con dei decreti di abbandono. Anche la Corte dei reclami penali, presieduta da Mauro Mini, aveva confermato questo verdetto.
Ma nella scorsa primavera, su ricorso, il Tribunale federale aveva riaperto il caso e rinviato il dossier alla Corte dei reclami penali "per una nuova decisione".
Nuova decisione che è stata presa a fine agosto e che viene riportata oggi da La Regione. Il procuratore pubblico Andrea Pagani, come detto, propone ora di condannare Boris Bignasca.
Visto che il figlio del Nano ha impugnato il decreto d'accusa, verrà celebrato il processo in Pretura penale.
Boris Bignasca, scrive ancora La Regione, è già in attesa di altri due processi, entrambi innescati dalla sua opposizione ad altrettanti decreti di accusa, uno relativo a una vertenza che lo oppone all'avvocato Paolo Bernasconi, l'altro per diffamazione ai danni del general manager di Comsa Francesco Ricci.
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