
Otto casi al mese. A tanto ammontano le revoche dei permessi di soggiorno avvenute nei primi quattro mesi del 2016 in Ticino. Fino ad aprile il permesso è infatti saltato a 25 persone: a 16 non è stato rinnovato, mentre a 9 è stato bocciato. Le cifre sono state fornite dal Dipartimento delle istituzioni a La Regione, che dedica oggi ampio spazio alla tematica.
I motivi dell'allontamento sono perlopiù economici: chi non è in grado di mantenersi e grava sullo stato sociale in maniera durevole è fuori, anche se è sposato ad uno svizzero e ci sono figli. Lo dice la legge federale sugli stranieri, che dal 2014 viene applicata con maggiore rigore dall'Ufficio migrazioni, soprattutto grazie all'introduzione di un nuovo ufficio, il settore giuridico, che permette un miglior intervento da parte dell'Amministrazione cantonale. In pochi anni le revoche dei permessi B e C sono così più che raddoppiate. Se per esempio nel 2012 sono saltati 52 permessi B e nel 2013 43 permessi, nel 2014 sono già saliti a 87, mentre nel 2015 a 81.
Un pugno di ferro che divide i ministri. Il più critico è il ministro socialista Manuele Bertoli, che non esita a parlare di pericolosa apartheid. "Chi ha mezzi vede i genitori rimanere, chi non ne ha ne viene separato" ha dichiarato Bertoli al giornale sopracenerino. È una situazione rivoltante per un paese sedicente civile".
Per Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, si tratta invece di rispettare e applicare la legge: "Prima di allontanare una persona sposata con un cittadino o una cittadina svizzeri e magari anche con figli si approfondisce la situazione".
Il presidente del Governo Paolo Beltraminelli sottolinea invece che si tratta di decisioni difficili, ma che non avvengono di certo in maniera automatica. "Il nostro sistema sociale protegge le famiglie più di altri Cantoni e va ricordato che coloro che sono a carico dell'assistenza ricevono regolarmente aiuti per un periodo medio di quasi 2 anni".
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