
Si è aperto stamattina in Pretura penale a Bellinzona il processo a carico di due persone, madre e figlio, accusate di aver estorto quasi 300'000 franchi all'ex presidente della Società nuoto Bellinzona Flavio Bomio, tra il 2002 e il 2004, in cambio del silenzio sui gravi atti da lui commessi.
I due imputati, difesi dagli avvocati Pietro Simona e Alain Susin, erano già stati condannati in un primo tempo con decreto d'accusa. Ma l'hanno impugnato, per cui oggi compaiono davanti alla corte, presieduta dal giudice Siro Quadri.
"Per me quei soldi erano un risarcimento" ha affermato in aula il figlio, oggi quarantenne. "Ha fatto tutto Bomio. Me li ha proposti, me li ha dati, in cambio del silenzio. Io quei soldi non glieli avevo mai chiesti."
"Certo, li ho accettati" ha aggiunto. "Ma non mi sento assolutamente colpevole. Per me, ripeto, era un risarcimento che mi era dovuto per gli abusi subiti, che mi hanno portato via tre anni della mia innocenza."
"Non l'ho mai minacciato, anzi" ha proseguito l'ex nuotatore della SNB. "Sono convinto di aver fatto bene."
Dal canto suo l'ex presidente della SNB è stato sentito come persona informata sui fatti. Bomio ha detto di aver dato volentieri quei soldi alla madre e al figlio, perché si sentiva in colpa, non tanto per gli abusi, quanto per non aver insistito a convincere il giovane a continuare a nuotare.
Quei soldi tuttavia gli sono stati chiesti dal figlio e dalla madre, secondo Bomio. Ma lui glieli ha dati volentieri, anche per fare in modo che il figlio potesse finire gli studi. Quando l'ex nuotatore si è presentato a casa sua con il registratore e gli ha fatto sentire le prove degli abusi si è sentito ricattato, ma nonostante questo ha deciso di pagare i soldi per aiutarlo.
E non si è mai pentito per averglieli dati.
Nel pomeriggio parleranno la pubblica accusa e la difesa. Seguono aggiornamenti.
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