
Il suicidio assistito non entrerà negli ospedali e nelle case anziani ticinesi.
La Commissione sanitaria ha infatti bocciato all'unanimità la proposta di Michela Delcò Petralli (Verdi), la quale chiedeva di evitare il trasferimento presso le sedi di società come Exit o Dignitas dei pazienti che, gravemente ammalati, decidono di porre fine ai propri giorni.
Un trasferimento che la coordinatrice dei Verdi definiva, nella sua iniziativa parlamentare, "scomodo" e "umiliante".
Ma la commissione non è stata dello stesso avviso ed ha sottoscritto in modo unanime il rapporto di Sergio Morisoli (La Destra) e Simone Ghisla (PPD), contrario all'introduzione della "dolce morte" nelle strutture sanitarie ticinesi.
"Sul piano etico non sussiste un dovere di assecondare una persona, pur sofferente, nella sua decisione di porre fine alla propria vita" si legge nel rapporto sottoscritto ieri. "Tanto più che non esiste un diritto morale al suicidio, perché la vita non è un bene di cui disporre in modo incondizionato, nemmeno in situazioni estreme."
"Negare l'aiuto al suicidio, in particolare in ospedale, non significa abbandonare la persona a se stessa, ma testimoniarle una presenza e offrirle un reale aiuto a vivere" evidenziano ancora Morisoli e Ghisla, secondo cui la missione degli ospedali deve restare quella di guarire le persone.
Un pensiero condiviso anche dal rappresentante dei Verdi nella Commissione sanitaria, Franco Denti.
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