
Il Consiglio di Stato non vuole obbligare le sale da spettacolo pubbliche o private ticinesi ad avere almeno il 5% di posti adatti anche alle persone obese.
Ad avanzare la proposta era stato nel marzo 2015 il medico e deputato PPD Paolo Peduzzi, evidenziando il sempre maggior numero, anche nel nostro Cantone, di persone sovrappeso oppure obese.
"L’obesità è una malattia della quale sempre più gente soffre nel nostro paese. Non discriminiamoli nei luoghi pubblici!" era il titolo della mozione di Peduzzi.
Ma il Consiglio di Stato osserva che la richiesta "implicherebbe una certa ingerenza nella libertà economica dei gerenti di sale cinematografiche o di spettacolo" e "richiederebbe risorse in termini amministrativi e burocratici".
Inoltre, prosegue il Consiglio di Stato, "vi sarebbero pure altri luoghi adibiti al tempo libero, si pensi ad esempio a parchi giochi o ai parchi a tema, nonché altre infrastrutture, come i mezzi di trasporto pubblici, per le quali si potrebbero formulare rivendicazioni simili a favore delle persone affette da grave obesità."
Il Governo ritiene quindi che il problema dell'obesità debba "essere affrontato in termini di prevenzione e di promozione di comportamenti virtuosi dal profilo dell’alimentazione e del movimento, in modo da ridurre l’insorgenza del fenomeno (...) anziché limitarsi a favorire alle persone sovrappeso l’accesso a parte delle strutture pubbliche."
Per questi motivi il Consiglio di Stato raccomanda al Gran Consiglio di respingere la mozione di Peduzzi.
Per motivi analoghi, con lo stesso messaggio il Governo boccia pure una seconda mozione del deputato PPD, intitolata "L’obesità è una malattia della quale sempre più gente soffre nel nostro paese. Chiediamo che mangiare nei nostri ristoranti sia possibile anche per loro!", con la quale si chiedeva di obbligare gli esercenti a introdurre nelle proprie proposte di menu un piatto orto-ipocalorico, cioè una proposta di pasto che non superi le 500 kcal per il pranzo e le 400 kcal per la cena, sempre a un costo comparabile al resto della carta."
Anche questa proposta è stata ritenuta dal Consiglio di Stato "non adeguata e non prioritaria in termini di salute pubblica e pertanto non sorretta da un sufficiente interesse pubblico per giustificare un'ingerenza dello Stato nella libertà economica dei gestori di ristoranti."
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