
Il Mattinonline si schiera contro la guerra in Libia. E un po’ fa strano, considerato che a dirigere il sito è Boris "Bobo" Bignasca che, quando era deputato, nel pieno della crisi tra la Svizzera e Gheddafi, aveva presentato una proposta di risoluzione per dichiarare guerra al paese nordafricano. Bignasca, non sarà mica diventato pacifista? “Domanda interessante. Il pacifismo non è nelle corde del Mattinonline, se intendiamo il pacifismo buonista e qualunquista che imperava negli scorsi anni. Anche perché nella nostra testata c’è scritto “ribellarsi sempre”. Ribellarsi cioè contro tutti i poteri forti, quelli locali, nazionali, internazionali. Contro le lobby del petrolio e del nucleare. Contro Gheddafi ma anche contro le sette sorelle che stanno bombardando la Libia”. Ma lei aveva dichiarato guerra alla Libia… “La mia dichiarazione era una provocazione contro una diplomazia elvetica troppo debole e “calabraghe”. All’epoca si è dimostrata debole con Gheddafi e, oggi, è debole con gli angloamericani fatti transitare sul nostro territorio con mezzi a supporto del bombardamento in Libia: una crassa violazione della nostra indipendenza. Io sono per la Svizzera di Guglielmo Tell e Guisan che non era amica di nessuno e per questo era indipendente. Oggi siamo amici di tutti e dunque al servizio di tutti”. Insomma secondo lei bisognava evitare il transito dei veicoli militari inglesi? “Ovvio. Tutti quelli che hanno a cuore un modo di fare politica non asservito si devono opporre a queste azione arroganti delle grandi potenze. Il governo ticinese avrebbe dovuto almeno protestare, per il transito sul nostro territorio di quei veicoli. Ma se il governo dorme spero almeno che il popolo ticinese si svegli e reagisca e protesti con veemenza”. Lei è un graduato dell’esercito svizzero. Cosa pensa dell’intervento in Libia da un punto di vista militare? “La guerra alla Libia non ha nessuno scopo militare. È un bombardamento con uno scopo puramente commerciale legato al petrolio. Per salvare i ribelli e il popolo libico dalle ritorsione di Gheddafi, si bombarda il popolo libico. La solita contraddizione imperialista”. Ma, facendo astrazione dalla Libia, secondo lei non si giustifica mai un intervento militare per ragioni umanitarie, ad esempio per fermare un genocidio? “Questa domanda è figlia della propaganda angloamericana imperante. È la stessa domanda che ci si poneva per l’Afghanistan e l’Iraq. La verità è che la Nato e le superpotenze non intervengono mai per ragioni umanitarie”. Insisto: non si giustifica mai l’uso della forza per ragioni umanitarie? “Io penso che i popoli hanno il dovere e il diritto di costruirsi il loro destino senza l’intervento di altre nazioni. Se Gheddafi è rimasto al potere per 40 anni vuol dire che qualcosa di buono ha fatto per la sua gente, inutile negarlo. E quando la maggioranza dei libici non lo vorrà più, stia certo, che lo cacceranno da soli”. Un’ultima domanda: la bandiera della pace, che lei definisce buonista e qualunquista, non è comunque un altro simbolo di opposizione a quello stesso potere contro cui lei si oppone? “Quella bandiera non è la mia bandiera. Ma come simbolo di opposizione imperialista la rispetto. Il nostro approccio e la nostra opposizione è però diversa. I nostri simboli sono la bandiera del Ticino, quella della Padania, quella dei baschi. Tutti i vessilli delle autonomie locali, insomma” AELLE
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