
“Abbiamo accerchiato la capitale, convinceremo i bellinzonesi della validità del gas e potremmo anche spingerci in Mesolcina”. Al suono di questo metaforico grido di battaglia il direttore di Metanord Edo Bobbià ha tracciato oggi il bilancio annuale dell’azienda, già attiva nella fornitura di gas nell’alto Vedeggio e nei comuni della cintura di Bellinzona. E anche il referendum paventato dai Verdi, che avrebbe potuto mettere i bastoni fra le ruote alle mire espansionistiche di Bobbià, non è stato lanciato. La strada è quindi spianata per l’arrivo in città.
Da parte sua il municipale Mauro Tettamanti, principale artefice politico dell’accordo con Metanord, ha giustificato l’implementazione del nuovo vettore fossile con la parità di trattamento dei cittadini della nuova Bellinzona a 17 comuni che verrà. Insomma, o tutti o nessuno. L’alternativa energetica andrà però palesemente in concorrenza con le Aziende municipalizzate della capitale. Un aspetto che, come spiegato sempre da Tettamanti, non spaventa la città, che invece continuerà a promuovere le pompe di calore insieme alle AMB.
D’altro canto Bobbià ha dalla sua anche il Cantone, oggi presente con il capo ufficio della Sezione aria, acqua e suolo Giovanni Bernasconi, che considera il gas un vettore di transizione necessario per raggiungere gli obiettivi fissati dal piano energetico cantonale. Il prossimo 19 novembre inoltre una delegazione dell’azienda sarà accompagnata dai ministri Zali e Sadis a Milano per discutere con i colossi energetici Eni e Snam. Obiettivo: aumentare convenientemente la fornitura al Ticino.
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