
«Noi purtroppo stiamo già pensando a quali investimenti rinunciare». Marco Prestifilippo, sindaco di Porto Ceresio, commenta così a Ticinonews la decisione del Consiglio di Stato ticinese di bloccare parzialmente i ristorni all’Italia. Ricordiamo che ieri il Governo cantonale ha comunicato la volontà di sospendere cautelativamente il versamento di 50,2 milioni di franchi in virtù anche delle conclusioni dell’analisi del prof. Hinny, la quale stabilisce che l’applicazione della cosiddetta tassa sulla salute (per i «vecchi» permessi G ndr), essendo considerata un’imposta, «rappresenterebbe una violazione degli accordi fiscali fra Svizzera e Italia».
«Siamo molto preoccupati»
Nel 2025 Porto Ceresio, comune con 2'800 abitanti, di cui 600 frontalieri, aveva ricevuto circa un milione di euro in ristorni. «Quest’anno si parla di 600mila euro, ma per una realtà come la nostra essere al settimo mese dell’anno e non sapere con certezza quanto entrerà nelle casse è un problema gestionale. Auspico veramente che la politica riesca a sedersi attorno a un tavolo e a trovare una soluzione per il territorio locale. Noi sindaci siamo molto preoccupati per una possibile mancanza a bilancio di fondi vitali».
«Troveremo una soluzione»
Sul tema, poche ore fa sono arrivate le rassicurazioni dell'assessore della Regione Lombardia agli Enti locali Massimo Sertori. Il blocco dei ristorni minacciato dal Canton Ticino «non ha effetti immediati, i nostri Comuni possono stare tranquilli, perché quelli pagati sono relativi a due anni fa» e un accordo «riusciremo a trovarlo, i rapporti bilaterali sono ottimi e con gli amici svizzeri siamo sempre stati in grado di trovare delle soluzioni. A patto però che il confronto avvenga su un piano di leale collaborazione. Non ci si può sedere a un tavolo e minacciare di non versare quanto è dovuto».
Questione ‘tassa sulla salute’
Comunque «non è corretto – osserva ancora Sertori - parlare di 'tassa sulla salute'. I frontalieri fino al 2000 hanno sempre pagato. Poi sono cambiate un po' le cose. Dal 2000 in poi, i lavoratori frontalieri possono optare o per il servizio sanitario svizzero o per quello italiano. Se optano per il primo - conclude - pagano un'assicurazione privata che costa minimo 350 franchi al mese. Se scelgono per quello italiano, per un vuoto normativo, hanno l'assistenza sanitaria gratuita per loro e anche per i familiari a carico».
«Capisco la mossa svizzera»
Tornando al sindaco di Porto Ceresio, Prestifilippo dice di «capire la mossa svizzera. Probabilmente serviva questo per far sì che anche l’Italia si rendesse conto dell’utilità dei ristorni dei frontalieri. Abbiamo bisogno di garanzie per i prossimi anni per poter pianificare gli investimenti ma anche l’ordinario».

